Gianni Nutella

Ieri sono stata al concerto di Paolo Nutini, simpaticamente soprannominato Gianni Nutella. E qui so che i qui-lettori musicisti già avranno pensato: buuuuuuuu. E infatti hanno ragione. Perché sono andata al concerto di Nutella? Me lo domando pure io. Ma perché inizialmente ho detto perché no, dopotutto il secondo cd è carino (e qui i musicisti raddoppieranno: buuuuuuu), è comunque un concerto, e poi, con il mio contratto part-time, me lo potrò pur pagare un concertino ogni tanto, e poi, sempre gli snob dobbiamo fare, sempre gli specialisti, insomma, si potrà pure andare a vedere un concerto per passare una serata diversa dalle altre anche se non vai a vedere Bruce Springsteen, o Bob Dylan. Ebbene.

Arrivo ai cancelli alle 6 perché aprono alle 7, e già qui mi accorgo di un fatto inquietante, sono circondata da donne. Ragazze. Ma nemmeno, giovanissime. Potrebbero essere le mie studenti, mannaggia. Mi sorge un dubbio. Sospettosa, domando alla mia amica: scusa, ma, per curiosità, quanti anni ha Nutella? Risposta: ah non lo sai? Ehhh, ventidue.

Ventidue???? Ventidue??? Ecco, mi sono detta, vabeh, che importa, dopotutto, lo sapevo che non andavo a vedere il mio idolo di sempre (MacGyver, che vi credete;-) ??), godiamoci la musica, e chissenefrega se questo qui è il take that del momento.

Secondo momento ludico: c’è stata quest’altra scena parossistica, in cui, una volta aperti i cancelli, fiumi di ragazzine cominciano una corsa pazza verso l’entrata del teatro, ma certo! a prendere i primi posti sotto il palco. Al che, pure io e la mia amica ci mettiamo a correre come pazze ad accaparrarci il nostro posto sotto il palco, con l’unica piccola differenza che io dentro di me pensavo: ma che cazzo sto facendo? Però alla fine mi sono messa a tacere, perché mi sono detta che dopotutto non corro da mesi e non faccio cazzate che mi fanno ridere da altrettanto tempo, quindi, perché no? Facciamola questa cosa in cui io corro come una pazza per andare a sentire: Paoloooooooooooo!!!!!! Ecco, un po’ di autoironia ogni tanto.

Anche se poi mi sono chiesta: ma mi sento così perché sono vecchia dentro, perché ho passato l’età in assoluto o perché è questo cantante qui che non centra un cazzo con me? Perché se fossi andata a vedere i REM allora forse sì che avrei corso pur di accaparrarmi i primi posti sotto il palco. Dunque, non sono io vecchia ma sono semplicemente nel posto sbagliato con l’età sbagliata. Ecco preferisco questa seconda alternativa.

Da brava professoressina, le seguenti due ore di attesa le ho passate seduta sotto le gambe di tutte che non ho capito per quale motivo rimanevano in piedi appiccicate al palco, per paura forse che qualcuno gli rubasse il posto, non lo so. Io pensavo ma che cavolo ai miei tempi ci si sedeva nell’attesa dell’inizio, ma che bisogna fare due ore in piedi. Comunque, dicevo che da brava professoressina quale io sono, mi sono seduta e, cuffie nelle orecchie, mi sono ripassata i testi delle canzoni, perché si sa che se sai le canzoni ai concerti ti diverti di più e siccome io i testi non li sapevo, ho cercato di memorizzarli in quelle due ore di noia.

Vi risparmio l’arrivo di un ragazzino sul palco, verso le 820 (con commento della mia amica: ma non sarà questo Nutini, questo scorfano!!), un biondino adolescente, che probabilmente era la prima volta che saliva su un palco, era ubriaco e emozionatissimo e non la finiva più di bere e di dire ragazzi (ragazze), questo è un sogno per me, questo è un sogno. E tutte le mie amiche di palco che urlavano e lo facevano sentire un divo.

Ok, alle 930 finalmente arriva il grande momento. Abbassano le luci. Entrano prima i musicisti: il chitarrista n1, il chitarrista n2, il bassista, la tromba, il sassofono, il batterista. Ohhhhh dico io, che belli, che grinta, che energia, che fighi!!!!! E allora, pure nutella sarà così, che dai, alla fine nel video di Candy sembra proprio figo (e qui notate bene che per figo non si intende solo bello esteticamente, che me ne frega fino a un certo punto, ma si intende piuttosto uno di una certa presenza, che esprima qualcosa, che sappia stare davanti alle persone, che abbia uno sguardo, che abbia un suo perché, che sia interessante da osservare, ecco, spero di avere reso l’idea). Ecco, dopo i musicisti, ecco, arriva, arriva… chi arriva? Entra sul palco un pisellino verde….un pischelletto, maaaaaagro, seeeeeeeeccco, biaaaaaaanco, dalle mie parti se non sbaglio si dice squasimo, rende? con questi capelli sugli occhi alla gallagher, con addosso un cardigan color verde pisellino, con i bordi bianchi e le maniche al gomito. Un petto piaaaaattto. Non un pelo virile sul petto. Non uno, dico. Ora lo so che questo è scozzese, e non me lo potevo aspettare moro e con gli occhi scuri e lo sguardo latino. E non è che sono andata al concerto per rifarmi gli occhi. (Giuro). Ma non l’avevo capito che andavo a vedere un ragazzino, idolo delle ragazzine dell’età delle mie studentesse. Tutt’a un tratto mi sono sentita come se stessi andando a vedere, nonloso, un concerto di Hanna Montana, o al cinema a vedere la prima di Twilight. Uno sguardo spento, anzi, niente sguardo visto che gli occhi li ha tenuti chiusi dall’inizio alla fine. E poi, e non è un dettaglio, era strafatto. Cioè, lui non stava in piedi, si aggrappava disperatamente al microfono, per stare almeno ricurvo e non disteso. E io pensavo: trenta euro per vedere uno piccolo e fatto. Non ha aperto gli occhi nemmeno una volta. Vabeh, è vero che anche se li apriva, non si vedevano perché c’aveva la parrucca di gallagher che gli penzolava tutta davanti alla faccia. Però. Ma io dico: dov’era l’aura di fascino che circonda i cantanti? Secondo me lui ha dormito tutto il tempo del concerto, davvero. Non era mica sveglio. Siccome è sei mesi che fa un concerto al giorno in giro per tutto il mondo (ecco perché si fa, per forza), allora ormai va in automatico, fa il concerto anche quando sta a letto a dormire, sempre che ci vada a letto. Quindi secondo me lui dormiva. Ringraziasse il microfono che non è caracollato lungo disteso sul palco.  

Insomma, mentre cadaverino semi-cantava, io mi sono guardata i musicisti, che almeno i peli sul petto ce li avevano. No, a parte questo, diciamo che erano un po’ più interessanti, almeno trasmettevano un po’ di entusiasmo, si vedeva che si stavano divertendo. Non come pisellino che mi si addormentava con il naso sul microfono. E non vi dico quando ha avuto questa brillante idea di cantare … embè, stiamo in Italia, che vuoi cantare? Ma Caruso naturalmente!!! Ora, a me mi veniva in mente quando ero a Venezia e dalle finestre della biblioteca sentivo sotto di me su Canal Grande le gondole che passavano con i turisti giapponesi e i gondolieri a righe rosse e bianche che giustamente cantavano O sole mio. A Venezia. E l’italianità dei miei turisti soddisfatta. E Nutella mi canta Caruso. Vabeh, almeno si fosse imparato le parole. Ha cantato una riga sì e una riga no. Ci avesse guardati una volta noi del pubblico (tanto che a un certo punto  in fondo al teatro gli hanno fischiato un sacco) pure io gli volevo fischiare, ma non sono capace. Anzi a un certo punto, ci ha interrotto mentre cantavamo con lui perché lo facevamo sbagliare. Per forza! Tra un po’ si dimenticava pure le parole delle sue canzoni.

E per finire, quando alla fine cercavo di dirmi, dai che dopotutto un paio di canzoni sono state belle, ecco che fa? Se ne va. Senza bis, senza salutare, senza presentare i suoi musicisti, niente. Se ne va. Ciao. E via. Accendono le luci. Embè, e te lo puoi pure permettere, dico io.

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io oggi mi sentivo una merda

Io sto passando un momento che mi sento una vera merda. Mi sento uno scopino del cesso, mi sento il mociovileda, mi sento una spugnetta che puzza di acqua stantia, con la differenza che questi utensili, chiamamoli così, sono utili al mondo, sono socialmente utili, io invece il problema principale è che mi sento inutile all’umanità. Forse è perché l’umanità non mi comprende! No, la verità è che mi sono resa tanto invisibile al mondo quanto il mio bisogno di espansione esistenziale necessitava. E in effetti la mia natura esistenziale che necessitava un’espansione si è espansa, si è espansa, si è espansa e ora, colma e rigonfia di sé, non fa altro che scoreggiare nel mio io con la conseguenza che io mi sento una merda puzzolente. E non serve a molto rinvangare le mie dotte riflessioni bibliche risalenti all’estate passata, quando ancora non ero coraggiosa abbastanza da pubblicare le mie colte reminescenze del catechismo… Merda mi ci sento comunque. Anzi. Almeno la merda serve alla catena alimentare, credo. Almeno lo stercolaro se la mangia, se la porta qui e lì, ci giocherella con la sua pallina di cacca. Insomma, la merda allo stercolaro è utile!!! E ioo?

 

Il librone

Nella Bibbia ci sono le storie della Bibbia, che a leggerle sulla Bibbia possono anche sembrare noiose, un po’ lunghe, perché spesso la Bibbia si dilunga sui nomi sulle genealogie sulle distanze sui luoghi sulle prescrizioni anche se a me tutte queste parole di luoghi remoti e nomi esotici a me mi piacciono, e poi c’è questo Dio che ogni volta gli chiede a questi ebrei di fare un sacco di cose strane e di farle in un certo ordine preciso sennò non vale, e se si sbagliano questo Dio che si arrabbia e allora sono cazzi amari, però alle volte lui è anche misericordioso e li perdona questi ebrei che a fare tutte queste cose in questo ordine preciso a volte si sbagliano o si dimenticano o si confondono o a volte si rompono letteralmente le palle a fare queste cose precise in quel dato ordine che sennò non vale. Allora quando si stufano dicono basta dio stavamo meglio prima quando non ti conoscevamo e vogliono tornare indietro, tipo nell’Egitto dove erano schiavi però almeno si potevano mangiare le cipolle col brodo, anche se il brodo tutto sommato era acquetta riscaldata, però siccome Dio li ha creati lui lo sa che il suo popolo alla fine è stanco e un po’ si arrabbia Dio però alla fine li perdona sempre, e dice tanto lo so che voi siete uomini e gli uomini si stancano e poi hanno bisogno di sicurezze eh io lo so che anche se in Egitto eravate schiavi adesso che ci avete fame le volete le cipolle d’Egitto. E Dio si fa una bella risata a vedere questi ebrei che vogliono tornare in Egitto perché stanno nel deserto da quarant’anni e ci hanno fame. E chi gli darebbe torto, dico io. Che se uno ti promette la terra promessa, e dopo quarant’anni stai ancora a girare in tondo nel deserto, quando poi non hai nemmeno più da bere o da mangiare, per forza che vuoi tornare indietro.  E allora Dio qui fa il misericordioso che lo conosce bene il suo popolo, che l’ha fatto lui, e tutto sommato gli dà anche ragione a lamentarsi, che ci hanno fame, questi, però poi gli dice anche ma se non me ne occupavo io di voi, che dio ero? E infatti se ne occupa lui, e gli dà prima la manna, poi l’acqua. Però dopo che per altri venticinque anni questi mangiano la manna, gli ebrei cominciano di nuovo a dire e basta manna che sono venticinque anni che questo dio ci propina sempre lo stesso menu, che sarà pur dio, però cuoco certo non è. E Dio li sente, perché sente tutto lui, e allora gli dice di nuovo, eh che è! Non vi fidate di me che sono dio? E allora gli dà le quagliette, in mezzo al deserto, che poi però mi sa che dio il suo popolo se lo scorda ogni tanto perché poi gli fa mangiare quagliette per altri 10 anni.

A me la bibbia mi piace, perché a pensarci mi sembra un librone importante con le grandi rivelazioni della vita e dell’esistenza e ti aspetti che ci siano tutte cose tipo Dio il Verbo il Paraclito, tutte queste parole che non si capiscono mica, invece poi la leggi e ci stanno tutte queste storie della bibbia che sono pure belle, e sono anche comiche spesso, con questo dio che chiacchiera con gli ebrei e che si parlano e si mettono d’accordo su un sacco di cose e la cosa bella è che alla fine di tutto, alla fine quando tu diresti eh ma dio è dio, mica può capire tutto di noi uomini, alla fine nella bibbia dio li capisce sempre i capricci degli uomini, pensa, lui che è dio che sta appresso a cambiargli il menu agli ebrei in fuga d’Egitto. A me questa storia mi piace assai, non lo so perché.