Una serie di domande che vorrei fare alle mie colleghe

Una serie di domande che vorrei fare alle mie colleghe, così, senza pensarci troppo:

– Ma tu, mi vuoi bene?

– Mi odi vero? Dimmi che mi odi. Fai bene.

– Ti sto simpatica? trovi che io sia simpatica? per lo meno piacevole?

– Sono proprio sgradevole, vero? Dimmi che sono sgradevole, già lo so, puoi dirmelo.

– Ma secondo te, io, sono una brava insegnante?

– Faccio schifo come insegnante vero?

– Ma secondo te lo so parlare l’inglese? No, vero?

– Ma secondo te, sono brava?

– Mi daresti un voto, per piacere? Sì un voto, come insegnante, e poi anche come persona.

– Non lo raggiungo il sei, vero?

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A shopping con mia madre

Colonna di Marco Aurelio

Mi trovo a Piazza Colonna con mia mamma, davanti alla Galleria Alberto Sordi. Quando viene a Roma, mamma pensa di trovarsi in una specie di zoo dell’infanzia dove può recuperare l’antica padronanza dell’essere romana, condizione che lei ha abbandonato a diciannove anni, quando poi, dopo molto peregrinare, è approdata in terra veneta. Così ecco che me la ritrovo a chiacchierare col fruttarolo mentre lei assaggia amabilmente la frutta direttamente dal banchetto come se fossero suoi, banchetto e frutta insieme; la trovo a minacciare il macellaio di darmi la carne buona, pena una padellata in testa; la trovo a fermare le persone per strada per chiedere loro il grado di erudizione personale sulla loro città, la sua oramai perduta capitale, tutto ciò come se per recuperare l’antica romanità, come se tutto quello che i romani sono bravi a fare sia darsi un’amichevole pacca sulla spalla, contrattare il prezzo delle zucchine e attaccar bottone tutte le volte che la vita lo permetta. Tutte cose che i polentoni veneti a quanto pare non fanno.

Dunque, questa è la volta del siparietto di erudizione. mi trovo improvvisamente catapultata in una specie di candid camera dove mia madre ferma i passanti e chiede loro con innocente candore, appunto, come si chiama la solenne colonna che torreggia su Piazza Colonna. Dal momento che ogni volta che viene fatta una domanda nozionistica io sprofondo improvvisamente nel mare dell’ignoranza, e se la domanda viene fatta a bruciapelo a tutti i passanti di via del Corso, e per giunta da mia madre, ecco che mi trasformo in un ignorante pozzo di vergogna, mi dimentico immediatamente come mi chiamo, e di conseguenza, anche come si chiama quella colonna. L’unico straccio di certezza che rimane aggrappato dentro di me è che non si tratta della Colonna Traiana che risaputamente si trova nei Fori Imperiali, e lo so perché ci sono stata da poco. Ma quando la risposta dei passanti è nove volte su dieci, “Quella? La colonna Traiana,” anche quell’ultimo straccio decade, lasciandomi nuda ad affrontare la scena di mia madre che chiede a grandi e piccini “Scusi che colonna è quella?” mentre io mi nascondo e fingo di non conoscerla.

La risposta più bella, quella a cui neanch’io sarei forse potuta arrivare, è quella di una giovine ragazza con falcata determinata da shopping compulsivo che, senza il seppur minimo dubbio risponde a mia mamma: “Quella? Ma è la colonna Alberto Sordi!”

PS: La colonna si chiama Colonna di Marco Aurelio o Aureliana o Antonina!