Bagnarole ballerina in erba

Liffey sleeping

Il meccanico dice che devo assecondare la parte frivola di me, sì proprio lei, quella del rossetto e del movimento del bacino. Anzi, dicono che sia una parte molto simpatica, l’altra sera all’officina ha improvvisato un vero e proprio spettacolino, ancora un po’ e si metteva a fare un balletto di danza moderna davanti ad un pubblico entusiasta e piuttosto parziale. Insomma, dicono sia un vero spasso, ma la me bacchettona si indigna scandalizzata: “Dare corda a quel covo di serpi velenose?!  Lasciarla libera, permetterle di esprimersi? Giammai! Il mondo potrebbe subirne drammatiche conseguenze, dove andremo a finire, o donna immonda e perversa, io ti censuro!” (così la me bacchettona, potete capire la confusione qui dentro).

Ora, essendo la parte bacchettona di me generalmente sovrana del qui dentro, ed essendo io oramai avvezza ad un autocontrollo ferreo e forzato, a volte accade che, in circostanze straordinarie di abbassamento del controllo (che ne so, in Irlanda, di sera, dopo una Guinness), avvengano delle cose incredibili, impensabili, inimmaginabili.

Perché, voi pensavate che a Dublino ci fossi andata per quella importantissima intervista al giovane scrittore dublinese vero? E invece, chi l’avrebbe mai detto, io a Dublino, ci sono andata, per ballare la salsa!

Ebbene sì, il mio maestro di aerobica colombiano sarebbe stato davvero orgoglioso di me, a vedermi volteggiare così, a vedermi roteare il bacino così, sciolta, disinvolta, sensuàl! Sì, perché se trovi un giovane e muscoloso ballerino disposto a soprassedere sul fatto che te di salsa non sai assolutamente nulla e che generalmente sei sciolta tanto quanto una zappa, tale ballerino può fare miracoli, portandoti a vertiginose altezze di prodezza latino-americana. E se come me, ma non ditelo a nessuno, siete cresciuti imparandoti nascostamente i passi da Dirty Dancing, potete capire la portata trasgressiva di tale folle notte dublinese. E pensare che mi ritengo una persona seria e che, in situazioni di consuetudine, la musica latino-americana mi annoia parecchio (ma se c’è il ballerino tutto cambia, interessante).

Dell’intervista con lo scrittore vi parlo un’altra volta, che devo ancora sbobinare quel paio d’ore di chiacchierata. Sono sicura che l’operazione di trascrizione, che sto consapevolmente ritardando, si trasformerà in una vera e propria collezione di gaffe e cavolate varie che ho detto e fatto e che sfrutterò qui per divertire il mondo intero.

La mia Irlanda è così, ogni volta mi regala qualcosa. E se l’ultima volta, un paio di anni fa, Dublino mi aveva accolto con molta pioggia, e mi aveva infastidito, in quel luglio pieno di turisti saccenti e di pseudo-vichinghi rumorosi, e di scolaresche italiane, questa volta mi ha salutato con ben più affetto. Stranamente asciutta, si è attardata a farmi compagnia con le sue fresche serate, i double-decker giallo blu, i nomi familiari delle strade, i ricordi miei che affiorano ad ogni angolo. Se pur grigia, si è colorata di sfumature argentate. Sarà stata la Liffey, che molle e sonnacchiosa, brillava dei raggi del tramonto.

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