Affollamento interiore

Trascorrono giorni di stanchezza e nostalgia. Mi soffermo a guardarmi indietro senza saper bene cosa cercare. Trattengo a malapena grandi esplosioni di rabbia, soprattutto a scuola. A volte non le trattengo affatto, e mi ritrovo a piangere come una stupida davanti a preside e vicepreside per dei veri nonnulla. E’ sempre parte del processo, dicono. E’ la tesi che succhia via le energie, dicono. E’ l’autunno, dicono.

Mi rigiro e rigiro tra le mani il gusto di stabilità e rigore, di ordine ed equilibrio, da una parte, e il desiderio di leggerezza, disobbedienza, disordine, dall’altra. Non voglio regole, vestiti stirati, orari. Non voglio ruoli, etichette, sicurezze. Essendo i miei lavori pesantemente sbilanciati dal lato dell’ordine e del rigore,  sento l’insofferenza crescere, densa, oscura, imprevedibile.

La parte frivola di me, invece – quella del rossetto, del movimento di bacino e della scarpa col tacco, per capirci – quella sì che si gode la vita! E’ tornato il ballerino colombiano che la fa volteggiare e muovere le anche come nessuno mai, si è iscritta a lezione di swing in un raptus di follia a due che sta dando molti frutti e spende soldi a palate nonostante sia finita la borsa di studio e i soldi bastino appena a pagare l’affitto.

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la musica immonda

Grazie due visitatori che siete passati di qui oggi, è sempre un piacere accogliervi.

Scrivere solo una volta al mese potrebbe farvi pensare che da quando non vado più a Venezia la mia vita sia diventata così monotona da non avere più niente da dire. Può darsi. Ecco cosa faccio. Mi alzo vado a scuola torno a casa mangio mi siedo al computer scrivo ceno e vado a letto. Quando non vado a scuola la routine è la seguente: mi alzo mi siedo al computer scrivo pranzo scrivo al computer ceno e vado a letto. Tre volte a settimana vado in palestra. La musica immonda che sento in palestra. Uno dovrebbe per lo meno avere stima della musica con cui suda. E’ importante. Io sudo al ritmo di ‘I’m sexy and I know it’. Mi dissocio postmodernamente dalla musica con cui sudo, ho prodotto in questi mesi una specie di smorfia ironica che mi stampo in faccia quando vado in palestra e che più o meno dovrebbe significare la seguente dichiarazione di non appartenenza, dice così: “Con la presente dichiaro che nonostante io fisicamente sia qui con voi a sudare al ritmo di questa musica immonda, in realtà me ne dissocio spiritualmente e intellettualmente. Nonostante ciò partecipo attivamente alle mie tre ore settimanali di aerobica step e total body, in virtù di quel gioco postmoderno che mi permette di esserci e non esserci, partecipare e beffeggiare, identificarmi e parodiare’.

L’amante del movimento di bacino, il ballerino colombiano, è improvvisamente tornato in Colombia, ahimé, non credevo che ne avrei sentito addirittura la mancanza. Uno non può mai sapere il rapporto simbiotico che si instaura con il proprio maestro di aerobica. Lo sostituisce un altro maestro, sempre piccoletto questa volta siciliano che, da quando attacca lo stereo (dammi la pompa -dammi la pompa -oh oh oh – dammi la pompa)  fino alla fine della lezione, non tocca mai con i piedi per terra, praticamente vola.

Prossimo settembre lo swing, uno deve per lo meno avere stima della musica con cui suda.