Angoli di periferia

Ho sognato che camminavamo su un prato incolto, uno di quei grandi fazzoletti di terra incolta e inaspettata che a volte costeggiano strade di periferia romana. Da un lato la strada, il traffico, lo sporco dei marciapiedi, e dall’altro un angolo di erba alta, fiori, farfalle, un gran silenzio, il rumore dei nostri passi sull’erba. Vorrei nominare tutte le specie di piante che abbiamo incontrato, ma non ne so nulla, dovrei forse chiedere a te che mi accompagnavi, tenendomi la mano. Tu davanti a me camminavi, creando un sentiero. Io dietro, sorridevo, toccavo l’erba con una mano, la stringevo e la lasciavo. C’erano fiori colorati e tante farfalle, e mi sono stupita, è un insetto che non si vede più tanto a Roma. C’erano delle foglie che mi pungevano le caviglie, e delle piante che erano alte quanto me. Ci fermavamo dove l’erba era ancora alta ma non poi così tanto e ci stendevamo sull’erba. Il cielo era grigio ma caldo e il sole seppur coperto batteva sugli occhi. Distesa allungavo le braccia e toccavo l’erba, la terra. Qualche moscerino ronzava. Mi sono sfilata la maglia che avevo addosso, e avrei tolto anche tutto il resto. Ti guardavo, non ero tanto sicura. Ma il prato era bellissimo, e il cielo sopra di me, e il sole negli occhi. E i fiori violetti, e le farfalle.

Quando mi sono risvegliata, ho dimenticato tutto il resto. Ma il prato no, il prato era bellissimo.

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