Sogni, frutta e il famoso monumento di Verbania

– Sogno che l’ottico che mi deve misurare la vista mi fa un lungo massaggio sulla schiena. Sogno che cammino su un meraviglioso campo di grosse e mature fragole rosse che però si intravedono soltanto perché sono coperte da una spessa coltre di neve bianca. Sogno che un bambino cade dal treno, credo di essermi svegliata urlando. Sogno che una mia amica vola via appesa con un dito al filo di un aquilone; io sono in treno, la guardo svolazzare atterrita. A un certo punto pare che l’aquilone cada, e lei rimanga investita sotto il treno; ma dopo pochi secondi rieccola lì, a svolazzare, precariamente appesa ad un aquilone. Chiamo la polizia, i pompieri. Lei scompare tra le nuvole.

Potete capire con che umore mi sia svegliata stamattina.

– Ho un grande desiderio di fragole e di peperoni, le fragole le sogno perfino di notte. I peperoni stanno a 2 euro e 50 al chilo ma oggi li trovo a 1 euro e 30. Gialli e verdi, grossissimi, ne prendo quattro. Er fruttarolo s’allarga. Prendo due cestine di fragole di Terracina, me ne regala una in più. – Ma ‘ndo vai la mattina quanno te vedo? e oggi nun ce vai ar lavoro? Ma che, ce l’hai er ragazzetto?

– Mi preparo ad affrontare una gita scolastica di lunghissimi quattro giorni e lunghissime tre notti ad altissimo contenuto didattico-culturale a… Saint Moritz. No, non è la settimana bianca, no. La vice preside deve comprare i pensierini per i parenti. Il monumento più importante che visiteremo credo sarà la statua ai caduti nella piazza di Verbania, meta ambitissima di migliaia di turisti e centinaia di classi in gita, e di cui voi tutti avrete sicuramente sentito parlare.

I dettagli rendono la vita più dolce

Vi ricordate la mia studentessa, quella che mi aveva scritto la letterina? oggi me ne ha scritta un’altra (ci credo! c’era il colloquio genitori). Stessa allegria di colori e cuoricini, stesse frasi dolci e affettuose: “Per la Professoressa + dolce”; “Non pensi alla scuola ma pensi a Me” (Attenzione: M con l’accento!); “Lei è fantastica ed ha molta pazienza”, “LVTBA1KDB x questo le auguro Buone Vacanze” (se riuscite a tradurre vi ringrazio), e poi finalmente, la chicca: “Si riposi e si diverti tanto, se lo merita”. … Si diverti? Fantozzi!

Le mie notti sono popolate di animali neri e oscuri. Stanotte nei miei sogni c’era una specie di zampa pelosa e brutta che camminava su e giù per le pareti della stanza, un giorno sì e uno no. Quando si riposava, la sostituiva un enorme ragno nero e peloso.  Con il polipo della volta scorsa, potrei allestire un circo. Preferivo il cammello dello scorso anno. Poi ho sognato anche il meccanico, che sicuramente mi diceva qualcosa di importante e rivelatorio, ma non chiedetemi cosa, ho rimosso.

Per fortuna che stamattina al mercato della frutta ho beccato il fruttarolo, quello con la panza de fora e che mi chiede di sposarlo. Oggi ha dato uno spintone al suo collega e gli ha detto: “Spòstate, quelle bbbelle le servo io. Ahò.” Ahhh, se non ci fosse lui.

Divagazioni sparse su ritorni a scuola, cinepanettoni, case e libercoli e accenno di incoraggiamento e sollecitazione all’ottimismo: va bene.

Oggi è ricominciata la scuola. Va bene.

Le mie colleghe hanno detto: “che bello il cinepanettone di quest’anno”. Poi siccome le guardavo hanno anche detto: “una stronzata eh, però, tanto carino. E poi Cristian De Sica è proprio forte”. Al che c’è stato un boato di consensi: “A me Cristian De Sica me fa ‘mmazzà darride! Quante me piace a me!”. Va bene.

Allora ho capito e per l’ennesima volta mi sono ripetuta: mi raccomando te devi sta’ zitta, zitta devi stare a scuola, devi parlà il meno possibile. Sì, parlà, perchè quando sto a scuola, un po’ debbo parlà anch’io così. Va bene.

Correzione compiti delle vacanze, nemmeno ve lo sto a di’ (di’). Prof! io li ho fatti tutti ma li ho lasciati in montagna! Prof! io ho fatto stamattina lo zaino, e non so, pensavo di non avere inglese. Prof! ma perché c’era anche questa pagina da fare? Prof! io li ho fatti, eccoli! (mostrandomi una pagina di quaderno di sei mesi fa). Prof! ecco gli esercizi, è questo, no, è questo, no, è questo, ma dov’è? non li trovo più, ci devono essere da qualche parte (se non lo sai te!) Va bene.

Tornare a Roma è stato bellissimo (sì il piano di passare le vacanze natalizie sola e barricata in casa è abortito miseramente). Tornare in un posto, che, nonostante tutto, mi sento a casa (quanto a sintassi, questa frase potrebbe averla scritta Vasco o, al massimo, Jovanotti). Com’è possibile, dico io, che mi senta a casa solo qui. Sì probabilmente è dovuto anche al fatto che era la città del defunto genitore e qui se volete possiamo grattarci sopra una spolveratina di Freud. A Roma mi sento a casa, e invece dopo aver vissuto per più di vent’anni nell’angolino veneto, tornare lì è sempre una gran tristezza. Tornare a Roma mi mette euforia. Poi, sarà anche brutta, però è casa mia. Ahhh casa mia che bellezza. Ci saranno anche gli infissi delle finestre talmente marci che tra un po’ viene giù tutto, però pur sempre è casa mia. E poi oggi andare al mercato ahhh che emozione, e comprare la scarola i broccoletti napoletani (chessò? come se fanno?) e le puntarelle, che goduria.

Casa. Concetto strano. Una volta pensavo che Dublino fosse casa, poi quando ci sono tornata lo scorso luglio, non mi sembrava casa per niente. Anzi mi metteva molta tristezza. E’ un po’ strano perché per alcuni casa è un concetto scontato, non è che uno deve scegliere dove deve vivere, ci vive e basta. Guarda i romani per esempio. Loro stanno sempre a lamentarsi di Roma, del traffico dello smog etc. però non è che si spostano, questa è la città loro, ci rimangono. Io invece che vivo mezza settimana qui e mezza tra Venezia e l’angolino veneto, e che ogni tanto vado nel rifugio toscano e malcapitatamente investo pure il futuro sul rifugio toscano (vi spiegherò), e poi non sto bene quasi da nessuna parte, però a roma ci rimarrei volentieri, beh insomma, per me il concetto <casa> è un concetto tutto in costruzione, molto astratto, molto volatile e mutevole.   Va bene.

Poi, già che ci sono, io volevo anche dirvi che ultimamente, tra le altre cose, ho letto The Ginger Man di James Patrick Donleavy che è un autore irlandese americano che nessuno conosce, e che però, non temete, non è il mio autore di dottorato, anche se sarebbe stato molto interessante, e che comunque leggetelo.

Va bene.

piccole amenità quotidiane.

Tu, sappilo che oggi devi:

– andare a fare la spesa se vuoi sopravvivere;
– finirla di spidocchiare l'internet quando dovresti essere concentrata a scrivere;
– lavarmi i capelli, che sennò non sarà più l'internet che dovrò spidocchiare;
– non dimenticarti che oltre alla tesina, tu hai un lavoro, un lavoro vero, che ti pagano, e dunque: devi preparare le prove scritte per l'esame di terza media, la relazione per la prima b anche se li odi, e i voti per gli scrutini;
– comprare la frutta, che è estate, ebbasta con queste mele marce;
– lavare il bagno che si sente solo (ma possibile che ogni tre giorni questo c'ha bisogno di cure!?);
–  fare le fotocopie.

Ah.
– comprare la carta igienica, che è finita.

In farmacia me l’avevano detto di prendere le pastiglie contro il protagonismo

Stamattina sono uscita di casa presto. Una cappa di afa e di nuvole ricopriva il cielo. Per andare al lavoro passo ogni mattina per la via del mercato, e verso quell’ora è bello perché è ancora semi-vuoto, la frutta è tutta ben disposta sui banchi, ordinata e lucida, i fruttaroli ti guardano, ancora assonnati e pochi clienti da servire. Io passo proprio al centro della via. Oggi portavo i tacchi (mo’, tacchi non si può proprio dire, saranno tre quattro centimetri al massimo, ma per me quelli sono già tacchi, comunque, andiamo avanti). Mentre supero un banco di verdura sento un fruttarolo che al mio passaggio dice: “eccolaaa!”. Vabeh. Passo dritta. Subito dopo, un altro: “eccola, guarda…”. Mi viene un dubbio, ma tiro dritta. E poi ancora più avanti, un altro chiama quello due banchi dopo di lui: “Ehi, Gianni, guarda che sta arrivando! Eccola!”

Possibile che stiano parlando di me?

Non parlavano di me.

Parlavano della pioggia.