Effetti collaterali del parlare in pubblico

Sudorazione rancida e abbondante, arrossamento di guance e orecchie, macchie inquietanti su petto e collo, passaggio repentino dal caldo a un freddo congelante, brividi di freddo improvvisi, tremito di mani, braccia e gambe, incapacità di tenere fermo il piedino della gamba accavallata, contrazione dei muscoli di tutto il corpo ma in particolare dei polpacci, sopravvenuto dolore di polpacci, incapacità di continuare a seguire la lezione dopo l'intervento, incapacità di scrivere appunti dopo l'intervento, totale estraniazione spaziale (dove mi trovo?), e totale estraniazione identitaria (chi sono io?), e peggio di tutto, causa suddetti effetti, incapacità di riportare esattamente e serenamente la domanda che ti eri prefissa di porre, e quindi: voce tremante e finissima e pianissima, incapacità di seguire col pensiero quello che stai dicendo, perdita del filo conduttore, amnesia improvvisa, perdita delle coordinate spazio-temporali, sguardo interdetto della professoressa e dei colleghi che ascoltano un po' imbarazzati, annegamento finale nel mare di oblio in cui ti sei precipitata….
Perchè fare domande a lezione? spiegatemelo.

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la vecchietta veneziana

Allora vi devo raccontare che io tra le altre cose, una volta ogni tanto, sono anche una donna che va a teatro. Ebbene sì. E giovedì scorso sono andata al tatro Goldoni di Venezia a vedere lo spettacolo di Moni Ovadia. Che è stato bellissimo, ma ora non mi cimenterò nel tentativo fallimentare di provarvi che io sia un individuo colto, lanciandomi in altissime interpretazioni dei personaggi della scenografia della chiave postmoderna, ehm, meglio di no…
No, vi racconto che sono andata allo spettacolo delle quattro del pomeriggio. Ora vi dico chi c'era: c'ero io con la mia amica-collega, c'era qualche classe, e c'era una schiera di tipiche vecchiette veneziane, ultraottantenni e ultra ingioiellate (vi ho mai parlato dell'istituzione Vecchietta-di-Venezia? devo), perchè sapete, a Venezia la vecchietta media non passa il tempo a stirare, o davanti la tv a guardare Maria De Filippi, o a 'ciacolare' in calle… La vecchietta media a Venezia alle ore 2 in punto comincia a prepararsi di tutto punto, alle 3 esce di casa, e dopo un'ora di faticoso cammino e arrampicamento ponti, con bastone e tutto quanto, in un'aureola di profumo, tutta incotonata e tutta vestita di bianco, arriva a teatro per gustarsi la nobile pièce del giorno.
Insomma, eravamo circondate: capini bianchi, incotonamenti fluttuanti inverosimili, perle, diamanti, pellicce, guantini bianchi, e così via, tutto l'armamentario della nobile patrizia veneziana non ancora decaduta.
Una smilza signorina di novant'anni con caschetto bianco rossetto rosso pelliccia bianca e guantini di pizzo, seduta accanto a noi, dopo venti minuti di luci spente ha chinato il capino e si è abbandonata ad un sonno rumoroso e incontrastato…
Ma la cosa più pittoresca è stato vedere, a fine spettacolo, le figlie e le nipoti davanti al teatro ad aspettare le nonnine: "Sono venuta a prendere la nonna, nonna vestiti! mettiti la sciarpa che fa freddo! Nonna vieni subito qui che dobbiamo andare". Avete presente la scuola materna alle quattro quando aprono i cancelli? Ecco, era come un asilo al contrario…