Calderone di cose accademiche e cose domestiche

– La nostra eroina ha appena stampato la carta d’imbarco per Dublino, ha falsificato una lettera di presentazione del suo professore vecchia di due anni per entrare alla biblioteca del  Trinity College, dovesse mai servire, e sta appuntando gli ultimi cambiamenti alle ipotetiche domande che farà al nostro giovane scrittore emergente. Ha delle vibrazioni positive, anche se il suddetto giovane scrittore emergente ancora non le ha risposto per decidere dove e quando vedersi. Magari è influenzato, magari l’ha solo illusa e presa in giro, magari è morto. In tal caso, la nostra si sarà concessa una mini vacanza a Dublino, che non è poco.

– La responsabile di dottorato ha decretato che da oggi, tutti i dottorandi, anche quelli che si dottorano domani, devono doverosamente e necessariamente aver trascorso tre mesi all’estero. Ne va di conseguenza che questa estate, invece che so di fare un figlio, se ne andrà a trascorrere due e mesi e mezzo a Londra o Dublino, visto che il mese già trascorso per errore burocratico non verrà conteggiato.

– La casa dove la nostra eroina risiede cade a pezzi. Ora è il turno dello scaldabagno che da dieci giorni non funziona più. Ella si reca nascostamente in palestra negli orari più strani per lavarsi e farsi la doccia. Sale minacciosa l’onda dello scontento e dell’avversione per il proprietario di casa che disse: “per ora fate con le pentole dell’acqua calda e poi si vedrà” a cui la nostra replicò: “A questo punto potremo fare con l’acqua che cola dal soffitto, dicono faccia bene alla pelle”.

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cacca e foglie

Loro: Zia! Zia! Leggiamo il libro della cacca! leggiamolo!

Lui: La mia cacca è come quella del cavallo.

Lei: E la mia è quella della lepre. Invece quella di mamma è la cacca della capra, vero mamma!

LaMamma: Dobbiamo fare questo discorso proprio per le scale del condominio?

Loro: Sì! Sì! La cacca di papà invece è l’ultima, la più grossa, quella della mucca! E la tua zia, qual è la tua cacca?

Poi:

Io: senti nipotina mia, ma ti sei messa questo vestitino a carnevale, questo qui nell’armadio?

Lei: no, non quello. Quello è per poi…per…mm…mm…mm..

io: per quando sarai più grande? mi sembra un po’ grande in effetti. Tra qualche anno.

Lei: Eh sì, tra qualche anno, quando cadranno le foglie.

pezzi sparsi

– Passo una lunga serata in un locale di amici che si chiama Folkosteria dove si tiene una festa brasiliana. Assisto ad ulteriore movimento di bacino, entusiastiche espressioni di fratellanza ed energia sudamericana, dedico un minuto pensiero al mio maestro di aerobica, colombiano snodato e convinto dell’importanza del bacino, e decreto che, nell’eventualità di una lap dance (parola scelta con mire espansionistiche: questo blog non lo guarda più nessuno), io probabilmente farei il palo. Alle 2 di mattina c’è ancora un folto gruppo di brasiliani mascherati che ballano sui tavoli al ritmo di percussioni impazzite. Il tentativo di una ragazza con vestito bianco e casco di banane in testa di coinvolgermi nel movimento del bacino ha visto il completo fallimento del suo gesto, essendo la sottoscritta totalmente incapace perfino del passo ‘prendi sottobraccio la felicità’ del famoso e pluriennale ballo del qua qua qua. Che non comporta movimenti di bacino particolari.

Ma datemi lo swing, e mi vedrete trasformata.

– Studio le avvertenze generali per il concorso per docenti: legislazione scolastica, teorie dell’apprendimento, come predisporre una lezione efficace, didattica e nuove tecnologie, etc. Scopro in me un interesse che non immaginavo, ma soprattutto un desiderio di essere UnaBravaInsegnante, di fare qualcosa di creativo, di impegnarmi in un progetto più ampio, di non focalizzarmi sulle solite tre ore settimanali. Mi sento divisa in due, tra il dottorato e la scuola. Al telefono con mia sorella ci scambiamo i numeri di decreti legge, articoli della costituzione e disquisiamo sulle competenze chiave della cittadinanza attiva. Ansia.

– Correggo le lettere che mi scrivono in inglese i miei studenti, devono raccontarmi di una festa – un matrimonio, una festa in famiglia, un compleanno in discoteca – a cui hanno partecipato. Scrivono più o meno tutti le stesse cose, iniziano con le stesse frasi, seguono il modello del libro. Molti di loro dichiarano di aver ballato Gangam Style. Mmmm. Gnam gnam style, penso. Hanno scritto male… Che sarà? Cerco su Youtube, scopro che c’è un tizio con gli occhiali da sole che si agita a suon di una musica immonda. Musica che mi ripropongono in palestra. In che mondo sono finita. Colloquio con i genitori. Una mamma mi racconta che da quando c’è Bruno Mars il figlio è migliorato tantissimo in inglese.  – Sì, ha cominciato mia figlia a seguirlo, Bruno Mars, sa, e da allora anche mio figlio lo segue e niente, parlano in inglese tra loro, imparano, apprendono, è un piacere sentirli. E’ tutto merito di Bruno Mars se i miei figli stanno imparando l’inglese così bene (Grazie signora che me lo viene pure a dire, ma chi è questo Bruno Mars? è una nuova scuola di inglese? è un metodo di apprendimento linguistico che dovrei conoscere e non conosco? Sulle Avvertenze Generali per il concorso non ne parlano.. mmm… forse è un insegnante di ripetizioni famoso in tutta Roma che rende madrelingua nel giro di pochi mesi? E invece no! andate, andate a vedere anche voi chi è Bruno Mars, il nuovo Michael Jackson di noi ggiovani).

– Non contenta degli impegni e delle ansie che mi assalgono ricontatto lo scrittore irlandese. Ci accordiamo, il 2 marzo vado a Dublino a trovarlo. Mi sento un latte alle ginocchia; ricordi angosciosi mi rimandano ai mesi in preparazione dell’intervista con lo scrittore inglese, lo scorso aprile, ricordate? come dimenticare, vi ho assillato per sei mesi; incubi notturni minacciano il mio sonno. E tuttavia, lì, in fondo in fondo al tunnel, intravedo, lontanissimo, un lumino di imprevisto entusiasmo.

Seconda puntata

La conferenza su Joyce prosegue oggi, tutto il giorno. Mi sveglio alle 730, dedico un’ora della mia vita a sistemare una delle tre stanze sottoposte a devastazione da quando piove nel salone (attenzione, ora si chiama salone, non più camera da letto!), ora ne manca solo una. Alle 915 esco di casa, in borsetta il kindle, dentro il quale conto di tuffarmi immergermi fondermi qualora qualcuno faccia l’errore di notarmi, e un libro con le avvertenze generali da studiare per il concorso, sì il concorso, quella truffa di cui già vi parlai. Prendo la metro, circa quarantacinque minuti di metro, arrivo a roma3, prendo il caffè, faccio le scale, entro nella sala. E’ buio, devono appena aver mostrato un filmato. Si parla di Caino, riconosco che è il primo intervento della lunga, lunga serie di paper che mi porterà dritta dritta fino a sera. Prendo un foglietto, mi siedo in fondo, mi tolgo il cappello, mi tolgo la sciarpa, mi tolgo il cappotto, incrocio le gambe.

Passano circa 70 secondi.

Ripiego il foglietto, rimetto il cappello, rimetto la sciarpa, rimetto il cappotto, districo le gambe. Mi alzo.

Esco.

Un impeto di esaltazione ed ebbrezza mi assale, ho voglia di mandare tutto il mondo a quel paese, mi sento fiera ed eccitata: Joyce, vaffanculo!!! Vado in libreria, mi compro un libro, comincia a diluviare, mi infradicio i vestiti. Riprendo la metro, torno a casa.

C’è il sole, la stanzetta con la mia piccola scrivania mi accoglie. Mi rimetto a studiare.

Il piccolo Leprechaun

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– Faccio lo slalom in mezzo a sempre più frequenti macigni di ambivalenza, piombati ultimamente sul percorso. Mi destreggio tra scogli più o meno appuntiti.

– Mi reco nonostante tutto ad una conferenza su Joyce organizzata dai miei amici, quella manica di Joyciani pazzi. Non mi va di vedere nessuno, mi nascondo dietro la colonna. Non parlo con nessuneo, tuffo il mio capino dntro il kindle, su cui concentro tutta la mia attenzione, come se dovessi bruciarlo col pensiero. Immagino che, se io non guardo nessuno negli occhi, nessuno mi noterà. In effetti è proprio così, nessuno mi si fila proprio, e non capisco perché io debba avere la tachicardia e l’ansia che mi sale come una nebbia densa. Arriva l’ospite atteso del pomeriggio, hanno puntato in alto i miei amici, il Presidente! Il presidente Michael D. Higgins. Si presenta un omino canuto, con due enormi sopracciglia bianche, la carnagione paonazza come ogni irlandese che si rispetti, le orecchie un po’ a sventola, la pancia, e una magnifica cravatta a girasoli arancioni su sfondo verde. E’ bellissimo, è un vero Leprechaun! Si mette a parlare una strana lingua, arcana, gutturale, misteriosa. Mi domando se terrà tutta la conferenza in Irish, in Gaelico. Dopo un po’ mi accorgo che è inglese, sta parlando in inglese. E’ inglese, ma io non capisco niente. Alle quattro lui termina, il convegno prosegue. Io faccio una specie di salto della gazzella dal sedile col quale mi sono mimetizzata a fuori la porta fuori l’università fuori dal mondo, c’è un trampolino di lancio da questo universo? avrei bisogno di staccare un attimo! Fuori c’è un bel sole, tiro un sospiro di sollievo, poi penso a tutte le cose bellissime che mi sono persa fuggendo come un ladro e mi prende l’angoscia. Poi penso che sono sfuggita a circa 4 ore di interventi su Joyce che non mi va di sentire, allora mi sento sollevata. Poi mi viene in mente che dovrò trovare una giustificazione plausibile alla mia fuga, allora mi vengono le gambe molli, poi penso che me ne sono andata perché devo scrivere la tesi, allora non so più se devo sentirmi bene o male. Macigni, come vi dicevo.

– Ad aerobica mi rendo conto che ci sono delle persone che sono nate per muovere il bacino, forse è il loro destino, il loro vero talento, la loro vocazione. Lo muovono a destra a sinistra in alto in basso, lo staccano lo fanno roteare sopra la testa se lo rimettono con una capriola. Loro muovono in bacino sempre: in palestra, in autobus, mentre vanno a lavoro, a casa e al supermercato. Loro sperano che tutto il mondo possa notare e apprezzare il vero motivo per cui sono venute al mondo: il movimento del bacino.

Io a mala pena ce l’ho un bacino.