Trieste, Ulysses e desideri difficili

Una settimana fa prendevo l’odioso ennesimo treno, questa volta verso Trieste. Ai primi dieci minuti di ritardo, per paura (immotivata) di perdere la coincidenza, ho fatto una micro crisi isterica con piagnucolio penoso e donne che mi consolavano compassionevoli. Allora ho capito che devo aver superato la soglia di non ritorno. Ora per almeno un mese rimarrò a Roma. Se vi parlo di imminenti viaggi, vi prego fermatemi, impeditemelo, legatemi.

La manica di Joyciani pazzi si è rivelata simpatica, amante del pub e della Guinness, com’era prevedibile del resto, così che la mia permanenza nella città di frontiera è sembrato più un ritorno all’Irlanda mia e al regime di feste e divertimenti di tanti anni fa. Ci voleva.

Dopo quattro giorni a Trieste e un convegno su Joyce, impari ad utilizzare lo Ulysses come unico metro di valutazione, come unico parametro di misura della vita e di qualunque argomento ti salti in mente. Va da sé che se ne riparlerà qui a breve.

Ora vi scrivo un numero ancora non identificato di desideri per il futuro. Desideri che, vista la mia natura nevrotica e insicura e poco propensa a regalarsi cose belle e visto il poco tempo, vengono rimandate da anni e anni. E la mancanza di tempo, si sa, è sempre una scusa.

Uno. Imparare il Charleston. Io lo so, me lo sento, ce l’ho nel sangue. E dopo aver letto quel bellissimo libro, Superzelda, è diventato un desiderio impellente. Io lo so, in quell’altra vita ero una ballerina Charleston e portavo i capelli corti.

Due. Teatro. Però non vi spiego perché.

Tre.  Viaggio lontano e di almeno un mese, come facevo anni fa.

Quattro. Imparare un po’ di Irish, non dico saperlo parlare, ma almeno sapere come si pronuncia.

Cinque. Basta, ho già detto troppo. Ora ditemi i vostri. I desideri veri e difficili.

post alla maniera dell’ultimo capitolo dell’Ulisse

che domani è il primo giorno di scuola ma gli studenti non lo sanno che chi veramente è intimidito impaurito preoccupato chi veramente ancora prima di cominciare è già stressato chi varcherà la soglia di quella classe tremolante e incerto anche se ormai si è specializzato nel fingere grande sicurezza e padronanza di sé e severità e autorevolezza chi dovrà sostenere sessanta occhi che ti guardano sì sessanta se non di più nelle scuole di oggi ahimé fingendosi totalmente sicuro di sé e con la situazione sotto controllo e che invece la situazione sotto controllo non ce l’ha per nulla chi piuttosto che rientrare in quei locali stantii e reminiscenti di ricordi sicuramente brutti si butterebbe giù da una finestra chi ha passato tutta la domenica pomeriggio a inventarsi che cazzo fare per due ore intere in una prima media incombente e sconosciuta nella quale la preside ha avvertito non portate niente il primo giorno di scuola solo il diario e una penna e tu insegnante di inglese ti devi inventare non so quali follie per intrattenere 30 ragazzini di cui 14 provenienti dalla stessa scuola e dalla stessa classe per cui per nulla impauriti o smarriti chi poi si è lavato e profumato e preparato i vestiti che non devono essere troppo eleganti ma neanche trasandati e non da giovinetto ma da insegnante moderna e all’avanguardia e adulta e un po’ suscitante timore e soprattutto non scollacciata che te l’ha detto la vicepreside una volta eh sai quella maglietta è un po’ troppo scollata e quell’altra volta che la preside ha detto alla collega ma come ti sei vestita in pigiama hahaha e allora te lo sai che devi stare molto attenta a vestirti e a essere in ordine e stirata e con i capelli pettinati eh sì che quello è un bel problema che io ho i capelli ricci mo’ chi ha i capelli ricci lo sa che tenerli in ordine beh è un po’ complicata la storia e allora io li ho lavati per bene stamattina e ho messo prima lo shampo e poi il balsamo e poi tre creme in ordine i cristalli liquidi per le doppie punte e poi il sansilc crema disciplinante e anticrespo e poi non contenta ce l’ho messa quella noce di schiuma che fa il miracolo ma invece no i capelli mi sono venuti un cespuglio lo stesso perché qui a roma l’acqua del rubinetto è molto calcarea è piena di calcio quindi io non so cosa il calcio faccia sui miei capelli che insomma mi pare di avere veramente un cespuglio in testa tutti elettrizzati che se li tocchi prendi pure la scossa e speriamo che nel giro di mezza giornata almeno l’elettricità che li rende così stopposi li lasci e che la crema faccia effetto che io la prossima volta che mi devo lavare i capelli mi sa che faccio bollire tre pentole di acqua e poi la filtro e me li lavo con l’acqua distillata insomma dicevo chi davvero si deve preoccupare del primo giorno di scuola è l’insegnante non lo studente che tu studente di che ti devi preoccupare tu che c’hai da pensare non ti lamentare tu che più che correre come un forsennato allo squillo della campanella spingendo e calpestando i tuoi compagni cercando di accaparrarti per l’anno a venire il banco più lontano dalla cattedra e più vicino al tuo amichetto altro non c’hai da fare il primo giorno di scuola mentre non so quali clownerie l’insegnante di inglese si dovrà inventare perché devi essere severa e fargli capire subito chi comanda però allo stesso tempo devi rassicurarli e non devi inibirli soprattutto con una materia delicata come l’inglese che se interviene il filtro affettivo e il livello di ansia è finita li hai persi per i tre anni successivi allora che fai gli fai fare un bel test d’ingresso che così un’ora intera se ne vola via però attenzione che anche con quello loro fin dal primo giorno si sentono giudicati poverini e allora no non puoi allora li fai giocare il primo giorno in prima media ecco sì un bel gioco in inglese però ricordati che loro non si sono portati nulla appresso e che a scuola la fotocopiatrice non ci sta e allora che fai o tu insegnante già stressata ti prepari tutto fotocopie materiale almeno due giorni prima il venerdì devi averci già pensato perché poi sabato le copisterie sono chiuse ricordatelo o tu insegnante imprevidente e allora via giochiamo che alla fine ricordatelo o tu insegnante sei un intrattenitore un clown un attore e la devi recitare questa farsa in cui sai esattamente dove stai andando e dove li stai portando e gli obiettivi da raggiungere e lo scopo didattico di quel gioco di merda quando la verità la pura verità è solo che ti stai cagando sotto

Ulisse (no, non il cane di mia zia, il libro)

Ultimamente mi ritrovo circondata di individui che leggono molto. Ciò mi rende molto contenta, considerati i lunghi anni in cui mi vedevo circondata da capre che parlavano solo di shopping soldi e macchine. Ciò nonostante eccomi qui a perorare la causa, una causa, la mia. La causa di chi, io, sta leggendo l’Ulisse di Joyce. Ma in italiano, e prendendosi il suo tempo. Sì perché, vedete, io ultimamente mi ritrovo circondata di individui che l’Ulisse l’hanno letto in lingua originale, e in un solo giorno, perché ‘è solo così che si deve leggere l’Ulisse’.
Io l’Ulisse me lo sto leggendo in tutta calma, piano piano. Vedete, io l’Ulisse, sono quattro anni che lo sto leggendo…Ho cominciato quando abitavo a Dublino, libro preso in prestito dalla biblioteca, in lingua originale.. Sono arrivata a pagina ottanta. Dopodiché, compratami l’edizione italiana con la guida annessa, ho proseguito così, piano piano, per un’altra ventina di pagine. Poi l’ho riposto, per un po’, mi sono detta. L’ho ripreso quest’anno, a maggio, e ho ricominciato da pagina ottanta, più o meno. E ora, lenta e inesorabile, sto giungendo al suo compimento. Io l’Ulisse lo leggo arrabbiandomi molto con il suo autore, perché secondo me lui mentre lo scriveva se la rideva molto di come avrebbe affaticato il suo lettore, di come lo avrebbe preso in giro a stare appresso a tutte quelle frasi lì a tutto quel riempimento lì. Hahahaha, rideva tra sé e sé, ora gli faccio vedere io a quel lettore lì che crede di sapere tutto, lo snervo, lo sdreno, lo sfiacco. E in effetti così fa. Per leggere l’Ulisse, tu lettore devi accettare di farti prendere molto per il culo, devi farti piccolino e entrare sommessamente nell’onda spropositata di pensieri che ti stanno per investire. Devi lasciarti un po’ tormentare, e un po’ sbranare, da tutti quei pensieri. Devi lasciarti cadere in trance, con tutti quei pensieri lì, come se fossero i tuoi di pensieri, come quando ti incanti e la mente ti si riempie di mille cose e te non riesci a seguirle tutte, e poi non te le ricordi tutte, le cose che hai pensato in quegli istanti lì. Io l’Ulisse lo leggo così, un po’ incantata, ma non distratta, cullata piuttosto, trasportata, senza resistenze, dalle onde di un fiume sotterraneo.
Io stamattina (è l’una veramente…mi sono svegliata tardi), in realtà volevo scrivere qualcos’altro,  mo’ non me lo ricordo più cosa volevo scrivere.