cacca e foglie

Loro: Zia! Zia! Leggiamo il libro della cacca! leggiamolo!

Lui: La mia cacca è come quella del cavallo.

Lei: E la mia è quella della lepre. Invece quella di mamma è la cacca della capra, vero mamma!

LaMamma: Dobbiamo fare questo discorso proprio per le scale del condominio?

Loro: Sì! Sì! La cacca di papà invece è l’ultima, la più grossa, quella della mucca! E la tua zia, qual è la tua cacca?

Poi:

Io: senti nipotina mia, ma ti sei messa questo vestitino a carnevale, questo qui nell’armadio?

Lei: no, non quello. Quello è per poi…per…mm…mm…mm..

io: per quando sarai più grande? mi sembra un po’ grande in effetti. Tra qualche anno.

Lei: Eh sì, tra qualche anno, quando cadranno le foglie.

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Nipotini e ansia da studio galoppante

Uno dei piaceri nell’avere un nipotino di quasi sei anni è la sorpresa nel ricevere inaspettate telefonate dal cellulare di mia sorella. Telefonate che si ripetono sempre uguali a se stesse, con variazioni minime. A volte queste telefonate sono pilotate, generalmente da una voce adulta di sottofondo, un intermezzo sussurrato che fa più o meno così:

– (Chiedile quando viene!)

– Quando vieni zia?

– (Dille: Zia ci manchi tanto!)

– Ci manchi tanto zia

– (Dille: Perchè non vieni, io non ti vedo mai!)

– Zia perché non vieni, non ti vedo mai!

io: Amore, passami nonna un attimo!

Altre volte però è la solita piacevolissima routine. Immaginatevelo al centro del corridoio di casa con la testa in su e una gamba arrotolata sull’altra, esattamente come farebbe il suo papà.

– Zia, posso dirti un’ultimissima cosa? Ma vieni al mio compleanno?

– sì tesoro, quest’anno vorrei tanto venire. Faccio il possibile.

– Senti zia, un’ultimissima cosa. Ma me lo fai un regalino quest’anno?

– Certo che ti faccio un regalino! te l’ho fatto anche l’anno scorso!

– No, non me l’hai fatto l’anno scorso.

– Ma sì che te l’ho fatto!

– mmm, no non me l’hai fatto.

– Ti ho regalato il puzzle di Ben Ten, ti ricordi?

– Ah, quello. Ma non me l’hai portato proprio il giorno del mio compleanno.

– Hai ragione, te l’ho portato la settimana dopo.

– Ti passo mamma.

(Ho scoperto che i bambini, beati loro, non conoscono le formule di chiusura di una telefonata).

Vi starete chiedendo che fine ha fatto la piccola fiammiferaia/dottoranda che dimora in me. Qualche giorno fa si è risvegliata da un lungo, lungo sonno. Ha sbadigliato e, ancora intorpidita, senza occhiali, e con gli occhi ancora chiusi è andata nello studio – quella stanza segreta in fondo al corridoio sempre chiusa, dove nessuno si reca mai -dove ha trovato una pila di libri impolverati e pieni di ragnatele, un odore di muffa e stantio, mozziconi di matite sparse sulla scrivania. Presa da un’improvvisa nausea, ha alzato un ditino e ha dichiarato, solenne e assonnata: “Il mio regno per un piatto di lenticchie!”. Ed è tornata a dormire.

Evidentemente stava ancora sognando.

In prima elementare e in prima media

In prima elementare:

– Ciao zia!

– Ciao tesorino mio! come vanno i tuoi primi giorni in prima elementare? racconta un po’ azzìa

– Bene, ti posso dire una cosa?

– Certo amore di’ azzìa tua

– oggi ho preso bravissimo e poi ho preso cinque stellette e poi quattro scudi

– che bravo! in che materia, in matematica, in italiano?

– Ehhh non lo so. Senti zia posso dirti un’ultimissima cosa?

– Certo dimmi.

– Sai che oggi un mio compagno di classe mi ha fatto male, mi ha dato una botta… e ho pianto.

– A scuola? ohhh mi spiace, e poi avete fatto pace?

– Senti zia, posso dirti un’ultimissima cosa?

– Dimmi amore

– Sai che oggi sono caduto dalla sedia e poi la maestra mi ha chiamato paperino e tutti si sono messi a ridere…

– ohhh, amore ma la maestra scherzava, l’ha detto per farti ridere anche a te, e tu ti sei offeso? ma no..

– Sì mi sono offeso ciao zia.

In prima media:

– Allora ragazzi, quello che ora ho scritto alla lavagna lo potete ricopiare sul quaderno, ok?

– Prof. posso fare anche un disegnino?

– Prof la scriviamo la data?

– la data la scriviamo in inglese o in italiano?

– come si scrive in inglese?

– si può usare la penna cancellabile?

– figo la penna cancellabile! Prof. può venire un attimo?

– Dimmi

– Posso andare in bagno?

– Prof. cosa c’è scritto là?

– Prof. cos’è quella una u o una a? sembra un fiore

– E’vero! un fiore, haha

– un fiore, haha

-haha

– Prof. posso buttare via la carta?

– prof. io ho finito

– prof. io devo ancora cominciare

– prof. ma tu sei inglese?

– …

-ragazzi, ora ascoltiamo una canzone così ci impariamo i saluti in inglese. E’ una canzone dei Beatles, si chiama Hello Goodbye.

– Prof. ma senti, ma sono vivi questi Beatles?

– Due sono vivi e due sono morti.

– ohhh, e come sono morti?

– uno è stato ammazzato e l’altro si è ammalato è morto.

– e perchè l’hanno ammazzato prof?

– e di che malattia è morto l’altro?

– sentite ragazzi possiamo ascoltare la canzone prima?

– prof!

– dimmi

– ma quanti anni aveva quando l’hanno ammazzato?

– con un coltello o con la pistola?

– Ma chi l’ha ammazzato?

– cosa, chi hanno ammazzato?

– Quello dei Beatles!

– prof. ma a te ti piacciono questi beatles?

– A lei le… Ragazzi basta, basta, basta domande. La prossima volta che ci vediamo vi parlo dei Beatles, ora ascoltiamo la canzone. Basta domande.

– Che bello prof!

– Prof. una cosa.

– dimmi.

– ma nella foto qual è quello che è morto?

In questi giorni

In questi giorni:

– Vado nella palude veneta in mezzo al nipotame e ai problemi familiari. Mi godo il nipotame, litigo coi problemi, sudo sette camicie, vado in bicicletta, vado in spiaggia (nota bene: non al mare, in spiaggia), mi porto da Roma un virus di vomito e correlati che trasmetto a tutta la famiglia. Ora sorella e  nipotame si trovano in Sardegna, la prima vera vacanza da quando il nipotame esiste. Mi mandano giornalmente messaggi dello stato di avanzamento del vomito: il primo messaggio diceva così “il mare è bellissimo ma noi nuotiamo in un mare di vomito e diarrea. Grazie”.

– Arrivo nel rifugio toscano. Vado al mare (nota bene: al mare, non in spiaggia) e mi dibatto tra il senso di vuoto e il riposo, l’immobilità forzata e la bellezza dell’orizzonte, tra l’acqua e le montagne, mi dibatto tra il desiderio di mettere le radici, da qualche parte, ovunque ormai, e l’impulso irresistibile di partire nuovamente.

– Vado al fiume. Mi immergo in un’acqua gelida e pungente, che mi fa respirare e ridere. Gli alberi mi fanno ombra e cammino su sassi rotondi che mi massaggiano i piedi. Torno a casa e ho freddo. Indosso un giacchino leggero, mi sembra settembre e la cosa mi piace.

– Organizzo un viaggio di studio di un paio di settimane in una cittadina medievale tedesca. Non c’è un motivo valido per cui io vada in Germania e non in Irlanda, ma non importa. Attendo un’approvazione del mio professore che non arriverà.

-La nipotina dice che una sua amica, piccolissima, vive nella sua pancia. Si chiama Sadessa. sì, Sadessa.

Il calamaDro

– tzia, tzia! Guarda cos’ho disegnato.

– che bello! che cos’è?

– è un calamaDro.

– ahh, che bello amore mio, è un calamaro! Bello!!

– No! non è un calamaro, è un calamaDro.

– Ah. E spiegami, che cos’è un calamaDro?

– un calamaDro è una cosa che tuuuutti gli angioletti ci vanno poi fanno PUM e poi e così e poi PLOF, e MMMMM. Quetto è un calamaDro. E’ bellissimo, il calamaDro.

___

– tzia! Giochiamo che io sono la principetta e tu la regina?

– Va bene, e come si gioca?

– si gioca che io sono la principetta e tu la regina.

– ah.

___

– tzia! Giochiamo che io sono il leoncino e tu sei la padroncina?

– Va bene. Come si gioca?

– si gioca che io sono il leoncino e tu la padroncina.

– ah.

___

lei: tzia, lo sai che io ieri, da grande, faccerò la principetta.

Io: davvero? e cosa fa una principessa?

lei: Tante cose. Fa i balletti, canta le canzoni, è bellittima…

Mia sorella: Tesoro, ci sono tante altre cose: l’architetto, l’insegnante, l’astronauta…

Maia e Caia.

Dunque, è ufficiale. La mia nipotina si è creata un bel gruppetto di amiche molto, molto affiatate. Tutte immaginarie.

Ci sono le due amiche preferite, quelle inseparabili. Si chiamano Maia e Caia. E poi c’è un folto coretto di amiche meno caratterizzate, ma ugualmente presenti e che, a quanto pare fanno un sacco di cose: vanno dalla parrucchiera, dal dentiTTa, a fare la spesa, e hanno nomi fluttuanti e variabili, in una lista che cambia di volta in volta: Ashalem, Essenz, Mashalem, Malaisha, Shimalayen, etc. Non chiedetemi da dove le vengano questi nomi.

So solo che l’altro giorno è andata al citofono, ha detto: “Salite!”, ha aperto la porta, ha atteso un pochino, l’ha richiusa, e dicendo: venite, sedetevi là, è tornata a tavola a mangiare, dicendo che intanto le sue amiche erano sedute sul divano del salotto e chiacchieravano. Ogni tanto si alzava e andava da loro per assicurarsi che stessero bene.

Maia e Caia invece sono investite di ruoli diversi di volta in volta: amiche, sorelle, figlie. “Io sono la loro mamma, gli do il latte con le mie tettine”, dice di tanto in tanto.

L’altro giorno mi ha detto: “Tzia, sei bellissima, sei profumatissima, e hai denti pplendenti”. Le gioie di essere zia. Apprezzare il profumo di una persona è per mia nipote il massimo complimento, la massima espressione del suo affetto per te. Infatti quando non le vai a genio, ti dice: “Sei puzzolentittima”. Come avrete già capito, le parole: stupido, sciocco e cattivo non sono ammesse nel suo vocabolario.

E io, zia sciagurata e ingrata, io l’ho fatta cadere dall’altalena. Per fortuna che ha tutti quei rotolini di ciccia da mordicchiare, non si è fatta nulla.

Ancora la nipotina

Lei: In braccio tzia.

Io: Vieni in braccio, pallina mia.

Io: Ma dove stai infilando le manine?

Lei: Le tettine di tzia! hihi.

Io: Tettine?! Tettone!

Lei: hihi.

Io: dai un bacino a zia.

Lei: Si!

Io: Ma! mi hai leccato!

Lei: Ti ho fatto il bagnetto io! hihi.

Io: E ti pare? sono cose da fare?

Lei: Si! Sono la bambina del fiume io.