i libri che ti cercano

A me i libri mi chiamano. Non sono io che scelgo loro, sono loro che scelgono me, che si lasciano trovare. Quando poi li leggo mi chiedo sempre perché questo libro l’ho letto in questo particolare momento della mia vita, perché mi si è presentato davanti proprio ora e non in un altro momento. Per esempio una volta ho ribeccato un mio amico dopo tanto tempo, che mi disse che aveva letto Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon e che aveva pensato a me, ora non ricordo per quali strani motivi. Sì invece me lo ricordo. Aveva pensato a me, perché è uno di quei libri scritti in prima persona da un adolescente disadattato, sulla scia di The Catcher in the Rye, che in realtà è l’unico che varrebbe la pena di nominare. Anche se in Haddon l’adolescente non è disadattato ma affetto da sindrome di Aspergen, simile all’autismo. Comunque, dicevo che aveva pensato a me perché lui era uno di quelli che avevo costretto a leggere Una Barca nel Bosco di Paola Mastrocola, che mi era piaciuto tanto e lui invece diceva che un ragazzino di quattordici anni non usa le parole che gli metteva in bocca l’autrice. Ma era in prima persona? Non mi ricordo più, e in ogni caso a me piaceva lo stesso. Insomma, lui aveva poi letto Haddon e diceva che secondo lui era un libro più riuscito dal punto di vista della voce narrante. Ebbene. Due giorni dopo sbirciando nella lista dei libri letti da un altro mio amico trovo lo stesso Haddon. Dopo una settimana sono a casa di mia sorella e sempre sbirciando tra i libri della sua bibliotechina, chi mi trovo? Sempre Haddon. Allora l’ho letto. Poi mi sono chiesta perché questo libro si è fatto trovare da me? Non mi è nemmeno piaciuto tanto, con tutte quelle digressioni, che secondo me solo a Salinger gli sono riuscite veramente bene. Non so, non me la sono data una vera risposta. Ho pensato che forse si è lasciato trovare per permettermi di fare una riflessione sulla voce narrante nei romanzi, e specialmente sulla voce narrante proveniente da un adolescente disadattato o di un adolescente affetto da sindrome di Aspergen. O forse per farmi sopravvivere quei due giorni nella mia casa di origine. O forse perché scriverò un libro la cui voce narrante apparterrà a un adolescente disadattato!!

Comunque. Questo richiamo dalle librerie mi è capitato ancora poco fa, che era un po’ che leggevo cose belle ma che non mi entusiasmavano. Era un po’ di tempo che mi capitava sotto gli occhi in libreria o su qualche articolo di giornale il romanzo di Harper Lee, nella sua versione originale, To Kill a Mocking Bird, o italiana, che ha un titolo altrettanto bello, Il Buio Oltre la Siepe. Beh, in effetti mi sa che l’hanno ristampato da poco, per cui non è strano rivederlo spesso in libreria, però era uno di quelli che non mi passavano inosservati, che ogni volta che lo vedevo pensavo, però come è bello questo titolo, mah, la prossima volta. Poi c’era quest’altro libro di cui parlavo spesso con la mia amata antica coinquilina, The Bell Jar, a novel. E però poi l’avevo dimenticato, finché l’ho ripescato in stralcio in un’antologia di inglese per le superiori, e siccome quella mattina facevo una supplenza di un giorno, ma pioveva, non avevo dormito la notte, e quella mattina a scuola ero totalmente rincoglionita, e per fortuna che era una supplenza di un giorno sennò quegli studenti dopo un debutto così li avrei persi per sempre, dicevo, quella mattina mi sono sfogliata tutta l’antologia di cui sopra, e così ho letto il pezzo di Sylvia Plath. E ho pensato, bello. Devo leggere.

E infine è successo che una mattina, in cui mi sentivo davvero una merda (eddaje), nomaèvero, ho detto basta, ora devo fare una cosa bella, una cosa bella, che mi fa sentire una strafica con il cervello. Allora sono andata in libreria, quella Internascional che come mi piace come mi fa sentire bene. E che hanno in vetrina proprio davanti davanti, in quei posti che di solito quando li mettono lì sono da non-comprare?? Harper Lee … Forse a vederlo così esposto avrei dovuto pensarci due volte prima di prenderlo, però io e questo libro qui già ci amavamo prima di conoscerci, perché quando l’ho preso io nemmeno sapevo di che parlava, nemmeno sapevo chi era Harper Lee, eppure quel libro lì mi voleva. E poi quando sono entrata, la prima spina su cui ho posato il mio occhio sensitivo è stata quella di un’edizione specialissima di The Bell Jar. E allora siccome dovevo spendere circa 30 euro per scuola, ho pensato bene che potevo anche spenderne altrettanti per la mia piccola libreria domestica. E poi siccome ero sull’onda dell’autostima e della felicità spendereccia, sono andata in quell’altro bel posto lì vicino, però oso avvicinarmi solo alla sezione classica, non so perché, e ho preso la suite numero 1 per violoncello di Bach, che era scontata perché il mondo mi voleva bene quel giorno lì. E poi, senti, 30 euro li ho spesi per scuola. Almeno il doppio per la mia piccola felice libreria domestica. Oh com’ero felice poi.

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