Sardia, amici capelloni, vento e sole.

La Sardia è lontana. La Sardia dista nove ore e mezzo di draghetto notturno. Per la Sardia c’è la cuccetta che costa novanta euro con i letti e le comodità, ma c’è anche il pontile fuori assieme al cane che non costa nulla basta avere un sacco a pelo e un compagno di viaggio uomo-termosifone. Vada per il romantico pontile all’addiaccio. Ho il naso chiuso e un po’ di mal di gola. Vuol dire che mi avete attaccato l’influenza? vuol dire che vi piaccio circondata di moccichini umidi e stropicciati? potete essere stati solo voi, visto che in questi giorni di natale non ho visto nessuno, salvo bobo il gatto toscano e una montagna di cibo che non posso mangiare visto che il mio colesterolo totale tocca i 400.

La Sardia d’inverno: il mirto sbattuto dal vento e il mare forza cinquanta. Il sole freddissimo e la gente col chi-uei. La mia amica che rincorre il pupo teppista, e il panettone profumo di capra.

La Sardia d’inverno senza macchina e senza moto. Un sacco a pelo e la campagna. Speriamo di dimenticarci che è capodanno e di passare una normalissima serata con i buoni amici ricci e capelloni e figliuolo new entry che ha appena imparato a correre.

Annunci

Piacere (no, per una volta non è una questione di autostima, è il piacere, quello vero)

Ci sono alcuni piaceri che oggi 26 dicembre, appena in tempo prima della fine dell'anno 2011, vorrei rivalutare, ricordare, e tenere in considerazione per i momenti bui dell'anno che verrà:
– il piacere di stendersi sull'erba fresca, verde, morbida. il piacere dei fili d'erba nelle orecchie e sul viso, il morbido sotto di sé, il profumo di terra, il palmi delle mani in giù, che toccano il verde e lo bevono tutto (nb: sinestesia in corso). questo ricordo lo ripesco dal mio viaggio a santiago de compostela, non è un ricordo del 2011, lo so, lo riesumo dal lontano 2008, ma non importa, perchè lo sentivo qui dentro che bussava e dovevo per forza dargli posto qui. Un pomeriggio, dopo i nostri 25 chilometri giornalieri, lo zaino in spalla, le caviglie gonfie, il piacere di arrivare e stendersi sull'erba per un po', finchè il corpo non ricomincia a rispondere, con qualche chiacchiera qui e là, e la curiosità di guardare volti nuovi. Un libro tra me e te.
– il piacere dei mandarini, quelli veri, non le clementine del mercato, un chilo un euro. No, i mandarini veri, quelli con i semi, quelli aspri e odorosi, quelli con la pelle grossa e butterata. I mandarini di natale, i mandarini di inverno. i mandarini che dopo fai le facce. 
– camminare nel bosco nel tardo pomeriggio. L'odore dei funghi, le foglie secche, il sole del tramonto arrossa le foglie e i tronchi degli alberi, il rumore del ruscelletto, la sicurezza pesante del dove mettere i piedi per non cadere. Quando appoggi un piede e non scivola. terreno sicuro, passo stabile, puoi appoggiare tutto il peso. Ieri. Colline toscane, piccolo sentiero boaschivo, passeggiata inaspettata e meravigliosa. non vi posso dire la frustrazione di stare in un posto nuovo e passare il tempo in casa a mangiare. Pranzo cena pranzo cena parenti parenti parenti. E poi, leggera illuminata ora di libertà, nella luce rossa del tramonto, una passeggiata silenziosa pregna di odori e rumore di passi e di foglie secche. E di ricordi non miei ma che aleggiano tutti nell'aria, di zii e di altre passeggiate, più lontane, di infanzia di ginocchia nude e graffi sul viso.
– il caffé. Quello buono. non lo so. Sarà che ultimamente non bevo molto caffé, e quello che bevo è buono ma leggero, e non ci faccio poi tanto caso. Ma ieri ho bevuto due caffé che quando li ho bevuti ci ho fatto caso. Una sorpresa, un soprassalto, un sussulto. Il caffé. Arabica, amaro, intenso sapore di caffè. Caffè. Napoli Lamerica Latina il Caffè.
– Il corpo che si muove, che suda che si contorce, che si piega che ruota che si allunga. Il corpo in movimento, No, no pensate chissà che. E' una cosa tutta sportiva che sto descrivendo. Il corpo. I muscoli il respiro i tendini. Il ritmo la coordinazione. Il corpo che corre. Il corpo che nuota, che scia. Il corpo che balla. Da troppo tempo sto ferma. Sto seduta a una scrivania a leggere. Le spalle, le ossa, i muscoli, tutto grida: corri! Corri! Ti prego ascoltalo nei mesi che verranno, vorrei potrei dire il mio nome perchè ne avrei bisogno qui ora. Tu, io. Corri! Portatemi a ballare. Andiamo a balllare e scoprirete una donna (?) felice. Dimentica di tutto, una donna felice.
– il piacere della poesia. Non ne scrivo mai, non temete. Non potrei avere questa presunzione. Ma a volte, il piacere delle parole che si innamorano, che stanno bene una dopo l'altra, che si somigliano che fanno rima, le parole in armonia. Il piacere delle parole assonanti consonanti tintinnanti. la poesia. Non deve essere scritta sul blog , non c'è bisogno che qualcuno la veda. ma ogni tanto, una poesia, una parola innamorata.

 

natale. fa rima con letale. fa rima con fatale.

Per il seguente natale sono stati ideati piani infallibili e che presumono massima segretezza e incontrastrata astuzia, dunque, lo dico solo a voi. Per evitare picchi di tristezza a momenti di nervosismo acuto, la sottoscritta ha decretato che sotto mentite spoglie, grazie al suddetto piano, sarà in grado di non modificare la propria residenza rispetto all'attuale Longitudine 12° 29′ 00″ E  Latitudine : 41° 53′ 35″ N. Roma. 

La sottoscritta dovrà affrontare dure prove ed irti ostacoli, tempeste di neve e

duelli all'ultimo sangue, ma infine, vittoriosa, potrà trascorrere il giorno di

natale con addosso una tuta di pile, visto il freddo di questi giorni, davanti ad

una calda e confortevole tazza di te, con una pila di libri accanto a sè, e

qualche filmetto commedia americana anni 40 (anni '30, già viste). In una

casa silenziosa e spolverata.

I ruggiti parentali verranno così assopiti: agli zii di roma verrà comunicato

che la sottoscritta trascorrerà l'ameno natale nel rifugio toscano dalla

famiglia dell'amata metà; ai parenti dell'amata metà verrà comunicato che la

sottoscritta trascorrerà il natale dai parenti di roma; ai familiari lagunari verrà

comunicata la storia del rifugio toscano. Mentre queste informazioni

attraverseranno chilometri e chilometri di linee telefoniche mescolate a

scambi di auguri, io penserò al natale di "mamma ho scordato l'aereo" e farò

un balletto in mio onore al tempo di "New York New York" (che ho fatto

ascoltare oggi ai miei studenti, ma era l'ultima ora non gli andava di fare

nulla mannaggia a loro). 

Poi non vi preoccupate: siccome" Natale da sola capodanno si vola" , poi 

appunto volerò in Sardegna per il capodanno dalla mia amica bionda e riccia 

che nel frattempo ha fatto un figlio e allora vado a conoscerlo.

Insomma, un sardo natale a tutti.

(scusate questo post mi è venuto scritto strano, ma non mi va di mettere a

posto)

e di nuovo moccichini tutt’intorno a me…


ho appestato tutto il vagone del mio solito treno, vendicandomi così sugli inermi incolpevoli passeggeri e sull'odiata ferraglia di trenitalia.  
la transumanza è ripresa.
I moccichini pure. 

La settimana scorsa ho avuto due piccoli ospiti a casa: uno di cinque e una di tre anni. La casa si è improvvisamente riempita di urli, rincorse, risa, pianti, nascondini, ricciolini e sgambettamenti. Quello di cinque ha detto: "zia questa casa è vecchia, è proprio vecchia. E' vecchia ma è bella". Quella di tre ha detto: "hai sbagliato. Hai sbagliato. Zia, non è bella. è bellittttttima. Però è vecchia". Poi al momento del nascondino quella di tre ha anche urlato piangendo: "Tocca a io! Tocca a io!" . Però quella di tre dice anche, perfettamente: Metropolitana. Invece quello di cinque dice: mepotrolipitana, ma anche metrotopolipana, o melopotripitana e simili.

Quando se ne sono andati la casa si è svuotata ed ha ripreso ad essere un cesso, come disse il nostro muratore colto.

Figli di un blog minore.

Stanca come un fazzoletto sporco.
Come un pesante manto di neve.
Come il torcicollo.
Come un banco scritto.
Come una nuvola di gesso sugli occhi annebbiati.
Come un paio di tacchi a fine giornata.
Come un violino scordato.
Come una pagina web che non si carica.
Come il mercato della frutta in chiusura.
Come l’artrite.
Come un vombato dopo la grattatina.

senza pere però

Poi, come vi avevo anticipato, ho fatto un dolce.

E' venuto bene.

Solo che poi mi sono sbagliata. Al posto dello zucchero a velo ho messo il parmigiano.

Allora per non buttare via tutto ho rimesso in forno e ho fatto gratinare un po'.

Era una torta cioccolato e pere senza pere però, che le pere mi ero dimenticata di comprarle. Peccato, che cacio e pere dicono  ci stia bene.

Io però non lo posso mangiare il cacio, che oggi in farmacia mi hanno detto che ho il colesterolo, oltre che le manie di protagonismo represso e le rughe.

Mi sono ingolfata

Lo so. Tutti fanno i bagagli, tutti hanno già messo tutto in macchina, tutti se ne vanno. Io sto ancora qui. Non dovrei, ho già portato gli scatoloni di là, ma di là non mi piace. E replico qui su blog, quello che faccio con la vita. mezza casa di là, mezza casa di qua, contratti d'affitto a tempo molto determinato e città che ti sfrattano regolarmente ogni due tre anni. Devo cosiderare questo il diciottesimo trasloco della mia vita?

Dunque. Sicuramente siete stati tutti in ansia per me in questi giorni, per sapere come mi è andato quell'esame di passaggio per quella cosa universitaria che faccio, e tutti a chiedersi chissà come andata com'è andata. Sicuramente.
Comunque non è che sia andata molto bene. Diciamo che ho avuto una capacità di difesa delle mie posizioni pari a una zappa. Però non importa, sono passata, e la professoressa presa da pena mi ha anche abbracciato, che non è da tutti essere abbracciati dalla professoressa che ha appena distrutto progetto e autostima nel giro di due minuti.