Micro atti di ribellione

Decide di tornare a casa da scuola a piedi. Non soltanto per la presenza di una collega alla fermata dell’autobus che l’avrebbe costretta a sfilarsi le cuffiette dalle orecchie, spegnere l’mp3, riporlo in tasca e lanciarsi in un educato scambio di frasi fatte per tutta l’attesa dell’autobus e per tutto il tragitto fino alla sua fermata. Non soltanto per questo, benché sia stato motivo scatenante. Il tepore luminoso di questa mattina, e l’impulso forse irrazionale di camminare per ripescare pensieri sommersi l’hanno spinta a semplicemente non fermarsi. Proseguire. Proseguire. Proseguire. Camminare. Sebbene i pensieri sotterrati non siano riemersi, l’atto di tornare a casa a piedi con la musica calcata nelle orecchie ha in effetti costituito un vero e proprio atto di ribellione. L’atto di ribellione è attendere. Attendere che i pensieri ritornino, i ricordi fluiscano, la nebbia si alzi.

Attendere è l’atto di ribellione. Attendere è creare sacche di silenzio, di non attività, di assenza di senso del dovere, dove il pensiero è libero di andare, cercare, risalire.

Camminare è attendere.

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