Vuoti assenze e lentezze varie, in compenso si gioca a frisbee

Non è solo che non scrivo. E’ anche che non leggo. A mala pena scrivo la tesi. Il capitolo che doveva essere il più semplice, che doveva scriversi da solo più degli altri, che era praticamente già scritto nel mio cervello e necessitava soltanto di essere riportato su carta, sullo schermo. Ebbene, non lo trovo. Quel capitolo non c’è. Nella mia testa non c’è. C’è solo un gran vuoto di parole. Non entrano e non escono. E’ una sensazione strana. Vuota.

E’ vero che gran parte delle mie energie la spendo a ricacciare indietro la valanga di futilità che mi ha investito nel momento in cui è cominciata l’organizzazione di quella cosa che vi dicevo. Credo e spero però che in questo silenzio della mia testina tutta concentrata a combattere con le armi dell’austerità e della moderatezza la piaga del consumismo feroce e del piattino di cristallo, si stiano immagazzinando perle di grande ilarità, di vero delirio, e di follia totale con cui spero, prima o poi, di allietare quell’unico lettore che mi è rimasto, e che giustamente pure lui ormai compare qui una volta ogni due tre mesi. Del resto, io stessa apro questa pagina piuttosto raramente. Comunque con il piattino di cristallo ci giocheremo a frisbee, se volete sapere la mia.

Quando cominci a interrogarti sulla dimensione del confetto, allora capisci che quasi tutto è andato perduto.

 

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