in cui a stento si conserva l’ironia che caratterizza questo blog e trapela un certo risentimento mal celato

Sono cresciuta in una casa con forti sbilanciamenti cattolico-oltranzisti. A circa diciotto anni uscivo con una ragazzo che una volta ogni due mesi mi portava a Belluno a parlare con un prete allampanato e cisposo che ci domandava se avevamo commesso atti impuri. Casa mia era  tappezzata di madonne e santi dappertutto che ti guardavano con il ditino puntato. Le mie amiche si sentivano alquanto osservate quando venivano a trovarmi. Quando, dopo il fidanzato dei diciotto anni, mi è capitato di prendere la macchina per andare ‘in diga’, luogo rinomato nella palude veneta se vuoi ‘appartarti’ con qualcuno , bisognava fare i conti con un esercito di santini armati che dal cruscotto assistevano alle scomode manovre con occhi di fiamma e sguardi di riprovazione. Ho dovuto convivere con figure della madonna nascostemi sotto il materasso, boccette di acqua santa cosparsami addosso mentre dormivo. Il fondo credo di averlo toccato il giorno in cui mia madre mi ha rincorso per il corridoio con la bibbia in mano tentando di esorcizzarmi mentre io minacciavo di buttarmi giù dalla finestra e mia zia saliva trafelata con l’ascensore per salvare il salvabile. Era il giorno in cui dovevo andare a fare un gioco di ruolo con una mia amica. Ma si sa, i giochi di ruolo, la soglia del satanismo.

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