due dialoghi

Ieri tornavo a casa a piedi. Davanti a me camminavano un bambino a mano con il suo papà. Bambino di quinta elementare, un bell’orecchino con diamante ben visibile sull’orecchio sinistro, sereno e felice mentre camminava accanto al padre. Si vedeva, erano contenti, il papà portava lo zaino, il bambino era probabilmente appena uscito da scuola, e si raccontavano la giornata. Ascolto il dialogo.

– papà, che forza, sai cosa ho fatto oggi in classe? haha, che figo.

– Dimmi che hai fatto?

– la professoressa, spiegava, spiegava… io a un certo punto mi sono arrabbiato, ero proprio arrabbiato, e appena lei si è girata sbam! ho lanciato la gomma contro la lavagna! Nel resto della classe silenzio, tutti zitti… la prof. era furibonda, chi è stato? chi è stato? E io zitto, ridevo sotto i baffi….. ahhh che forza!

– ma tu perché hai lanciato la gomma?

– come perché? ero arrabbiato no?

– bravo figliolo.

Poi ho beccato due vecchiette:

– e te? quanto c’hai di pressione?

– io oggi la massima c’avevo 120. ‘Nfatti nun  me sento granchè, forse è pè questo che sò caduta.

– ehh, forse è pè questo. Ma ‘ndove se’ caduta?

– cor sedere so’ caduta. Ahò.

– Ahh ma allora hai dato ‘na culata!

– Na culata, sì

– Na culata. Eh.

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