Affollamento interiore

Trascorrono giorni di stanchezza e nostalgia. Mi soffermo a guardarmi indietro senza saper bene cosa cercare. Trattengo a malapena grandi esplosioni di rabbia, soprattutto a scuola. A volte non le trattengo affatto, e mi ritrovo a piangere come una stupida davanti a preside e vicepreside per dei veri nonnulla. E’ sempre parte del processo, dicono. E’ la tesi che succhia via le energie, dicono. E’ l’autunno, dicono.

Mi rigiro e rigiro tra le mani il gusto di stabilità e rigore, di ordine ed equilibrio, da una parte, e il desiderio di leggerezza, disobbedienza, disordine, dall’altra. Non voglio regole, vestiti stirati, orari. Non voglio ruoli, etichette, sicurezze. Essendo i miei lavori pesantemente sbilanciati dal lato dell’ordine e del rigore,  sento l’insofferenza crescere, densa, oscura, imprevedibile.

La parte frivola di me, invece – quella del rossetto, del movimento di bacino e della scarpa col tacco, per capirci – quella sì che si gode la vita! E’ tornato il ballerino colombiano che la fa volteggiare e muovere le anche come nessuno mai, si è iscritta a lezione di swing in un raptus di follia a due che sta dando molti frutti e spende soldi a palate nonostante sia finita la borsa di studio e i soldi bastino appena a pagare l’affitto.

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