Il piccolo Leprechaun

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– Faccio lo slalom in mezzo a sempre più frequenti macigni di ambivalenza, piombati ultimamente sul percorso. Mi destreggio tra scogli più o meno appuntiti.

– Mi reco nonostante tutto ad una conferenza su Joyce organizzata dai miei amici, quella manica di Joyciani pazzi. Non mi va di vedere nessuno, mi nascondo dietro la colonna. Non parlo con nessuneo, tuffo il mio capino dntro il kindle, su cui concentro tutta la mia attenzione, come se dovessi bruciarlo col pensiero. Immagino che, se io non guardo nessuno negli occhi, nessuno mi noterà. In effetti è proprio così, nessuno mi si fila proprio, e non capisco perché io debba avere la tachicardia e l’ansia che mi sale come una nebbia densa. Arriva l’ospite atteso del pomeriggio, hanno puntato in alto i miei amici, il Presidente! Il presidente Michael D. Higgins. Si presenta un omino canuto, con due enormi sopracciglia bianche, la carnagione paonazza come ogni irlandese che si rispetti, le orecchie un po’ a sventola, la pancia, e una magnifica cravatta a girasoli arancioni su sfondo verde. E’ bellissimo, è un vero Leprechaun! Si mette a parlare una strana lingua, arcana, gutturale, misteriosa. Mi domando se terrà tutta la conferenza in Irish, in Gaelico. Dopo un po’ mi accorgo che è inglese, sta parlando in inglese. E’ inglese, ma io non capisco niente. Alle quattro lui termina, il convegno prosegue. Io faccio una specie di salto della gazzella dal sedile col quale mi sono mimetizzata a fuori la porta fuori l’università fuori dal mondo, c’è un trampolino di lancio da questo universo? avrei bisogno di staccare un attimo! Fuori c’è un bel sole, tiro un sospiro di sollievo, poi penso a tutte le cose bellissime che mi sono persa fuggendo come un ladro e mi prende l’angoscia. Poi penso che sono sfuggita a circa 4 ore di interventi su Joyce che non mi va di sentire, allora mi sento sollevata. Poi mi viene in mente che dovrò trovare una giustificazione plausibile alla mia fuga, allora mi vengono le gambe molli, poi penso che me ne sono andata perché devo scrivere la tesi, allora non so più se devo sentirmi bene o male. Macigni, come vi dicevo.

– Ad aerobica mi rendo conto che ci sono delle persone che sono nate per muovere il bacino, forse è il loro destino, il loro vero talento, la loro vocazione. Lo muovono a destra a sinistra in alto in basso, lo staccano lo fanno roteare sopra la testa se lo rimettono con una capriola. Loro muovono in bacino sempre: in palestra, in autobus, mentre vanno a lavoro, a casa e al supermercato. Loro sperano che tutto il mondo possa notare e apprezzare il vero motivo per cui sono venute al mondo: il movimento del bacino.

Io a mala pena ce l’ho un bacino.

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