Il ricettacolo della massaia impazzita e del tisico angosciato

Capitano su questo blog sconosciuti di solito all’apice della disperazione e alla ricerca di malattie oscure e angosciose, di solito digitando tisi/tisico/sono tisico, ma anche alla ricerca di incubi inconfessabili di insetti, fantasmi e mostri notturni; altre volte però l’ossessione che coglie inaspettata i visitatori di questo blog è quella della massaia, delle pulizie, della casalinga impazzita. Ecco allora che a capitare qui sono visitatori anonimi che cercano: “come si chiama il panno che si mette in testa per portare bagnarole”, oppure “come si chiama la bagnarola dei panni”.

Io non lo so come si chiama la bagnarola dei panni, non so nemmeno cos’è. Qualcuno lo sa?

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7 thoughts on “Il ricettacolo della massaia impazzita e del tisico angosciato

  1. Mah, sarà quel catino di zinco, plastica o Moplen® in cui fa il bucato chi non ha la lavatrice (ma chi non ce l’ha, nel nostro Occidente avanzato?) o quello in cui io, p.e., metto i panni umidi, reduci dalla centrifuga della mia Candy del 1996, per portarli sul metroquadro e mezzo del mio balconcino in affitto e lì sciorinarli al sole, quando si mostra.

    (io comunque sono arrivato per la prima volta sul tuo blog digitando in Google la domanda: «i pesci singhiozzano?»).

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