Questo dottorato è un po’ come avere un amante

In questi due giorni di squisita solitudine, mi soffermo a riflettere sull’ingrata relazione tra una giovane fiammiferaia in carriera e il suo esigente amante: il dottorato. Il dottorato è bello, affascinante, ti seduce languido, ti emoziona profondamente, ti risucchia nella sua anima focosa e imprevedibile. Il dottorato si è scelto un luogo d’incontro che è il luogo degli incontri romantici e proibiti per eccellenza: Venezia. Non poteva trovare regno più indicato per incontrarmi e confondermi con le sue parole difficili, con il suo alto erudire, con le sue scoperte ardue ma gratificanti. Tuttavia,  come tutte le storie proibite che si rispettano, anche questa storia d’amore è destinata all’infelicità e ad una fine amara e prevedibile. La relazione con il proprio dottorato, pur conoscendo momenti di altissima intensità e  beatitudine, è una relazione  tormentata, angosciosa e a volte devastante. Scenate di gelosia, crisi di rabbia e pianti ansiosi e disperati sono all’ordine del giorno. Il dottorato è implacabile. Capriccioso ed esigente, non esita a ignorarti, punirti, affliggerti con giochini crudeli e spietati. Ti promette un futuro roseo insieme, per poi dimenticarsi di te, e abbandonarti al tuo destino di insicura dottoranda in cerca di conferme che non arrivano.  Il dottorato è un amante crudele. Il suo fascino è un oasi irraggiungibile in un deserto di frustranti attese, fragili speranze, finti sollievi.

Ieri ad esempio, mi trovavo a Venezia per motivi accademici (dottorato mi mancavi) e familiari (ziite acutissima). Sono passati mesi dall’ultima volta, eppure non è cambiato nulla. A lezione – una bellissima lezione su Se questo è un uomo – la solita emozione, la solita commozione, la solita passione. Poi, il momento delle domande. Non ci dilunghiamo su cose già dette innumerevoli volte, La Domanda non l’ho fatta. Ma avevo una domanda bellissima, puntualissima, appropriatissima. La domanda di Bagnarole, piccola fiammiferaia in carriera, preparata mentalmente  e alla perfezione, le è rimasta dentro come un fastidioso singhiozzo.

E’ un amante scomodo, ve l’ho detto.

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11 thoughts on “Questo dottorato è un po’ come avere un amante

    • beh, era una cosa decisamente epica. Giornate e nottate chiusi in ufficio, il capo che piombava all’improvviso quelle cento volte al giorno a guardare, e poi i congressi in cui ci sentivamo veramente soldatini sfigati alla mercé dei generali crudeli.
      Eravamo provilegiati, e allo stesso tempo ci chiamavamo “subumani”, perchè avevamo l’impressione che i nostri dati fossero più importanti di noi.
      Peró avevamo il nostro gruppo affiatato, un improbabile zoo umano diventato una specie di famiglia Malaussen allargata, tutti nerd di ogni ordine e grado, e ora ti guardi indietro con raccapriccio nostalgico, e lí indietro non ci torneresti mai e poi mai, anzi sí, ma solo un pochetto ogni tanto.

  1. 😀 …a proposito di congressi, ne avrò uno a gennaio, il primo in cui in teoria farò un mio intervento… non ti dico come mi sento, devo mandare l’abstract entro due giorni e ancora non so di cosa parlerò

  2. ah è sempre così, coi fidanzati appassionati poi non sappiamo usare le parole. e ci stiamo zitte. e ci vengono i turbamenti nello stomaco. poi quando li lasciamo ci viene la nostalgia, sempre nello stomaco. non se ne esce.

  3. Viola, mi sa che conviene stare lontano dai fidanzati con cui non si riesce a parlare, e il dottorato mi sa che è uno di questi..
    MarcoBertoli stavo giusto aspettando la tua puntualizzazione grammaticale!
    E poi sì, me lo merito, era una domanda bellissima mannaggia a me

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