Sbucciata

Oggi, mentre correvo in pineta, sono caduta. Sono inciampata su un ramo che sporgeva e ho fatto un volo in avanti. E’ stato bellissimo. Le gambe che mi tremavano, la fatica a rialzarsi, l’elettricità del dolore alle ginocchia  e ai piedi, l’imbarazzo impacciato, l’attenzione su di me, la voglia di ridere. Il mio momento di gloria, sono caduta. Non mi sono rotta i pantaloni, che sarebbe stata la massima onorificenza (dannazione), ma mi sono sbucciata un ginocchio. Sì, sbucciato, con un po’ di sangue perfino. Per me che ho un disperato bisogno di muovermi, la sbucciatura al ginocchio è una medaglia al valore, un trofeo di guerra, un riconoscimento importante. Una nobile ferita, la mia sbucciatura al ginocchio, che ho dedicato ai quei bei tempi  in cui cadere, sporcarsi nella terra, rotolarsi nel fango e nello sporco, erano passatempi prediletti. Sono caduta. Sono davvero orgogliosa di me.

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