Nipotini e ansia da studio galoppante

Uno dei piaceri nell’avere un nipotino di quasi sei anni è la sorpresa nel ricevere inaspettate telefonate dal cellulare di mia sorella. Telefonate che si ripetono sempre uguali a se stesse, con variazioni minime. A volte queste telefonate sono pilotate, generalmente da una voce adulta di sottofondo, un intermezzo sussurrato che fa più o meno così:

– (Chiedile quando viene!)

– Quando vieni zia?

– (Dille: Zia ci manchi tanto!)

– Ci manchi tanto zia

– (Dille: Perchè non vieni, io non ti vedo mai!)

– Zia perché non vieni, non ti vedo mai!

io: Amore, passami nonna un attimo!

Altre volte però è la solita piacevolissima routine. Immaginatevelo al centro del corridoio di casa con la testa in su e una gamba arrotolata sull’altra, esattamente come farebbe il suo papà.

– Zia, posso dirti un’ultimissima cosa? Ma vieni al mio compleanno?

– sì tesoro, quest’anno vorrei tanto venire. Faccio il possibile.

– Senti zia, un’ultimissima cosa. Ma me lo fai un regalino quest’anno?

– Certo che ti faccio un regalino! te l’ho fatto anche l’anno scorso!

– No, non me l’hai fatto l’anno scorso.

– Ma sì che te l’ho fatto!

– mmm, no non me l’hai fatto.

– Ti ho regalato il puzzle di Ben Ten, ti ricordi?

– Ah, quello. Ma non me l’hai portato proprio il giorno del mio compleanno.

– Hai ragione, te l’ho portato la settimana dopo.

– Ti passo mamma.

(Ho scoperto che i bambini, beati loro, non conoscono le formule di chiusura di una telefonata).

Vi starete chiedendo che fine ha fatto la piccola fiammiferaia/dottoranda che dimora in me. Qualche giorno fa si è risvegliata da un lungo, lungo sonno. Ha sbadigliato e, ancora intorpidita, senza occhiali, e con gli occhi ancora chiusi è andata nello studio – quella stanza segreta in fondo al corridoio sempre chiusa, dove nessuno si reca mai -dove ha trovato una pila di libri impolverati e pieni di ragnatele, un odore di muffa e stantio, mozziconi di matite sparse sulla scrivania. Presa da un’improvvisa nausea, ha alzato un ditino e ha dichiarato, solenne e assonnata: “Il mio regno per un piatto di lenticchie!”. Ed è tornata a dormire.

Evidentemente stava ancora sognando.

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3 thoughts on “Nipotini e ansia da studio galoppante

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