My color preferit is grin

Cammino con la testa tra le nuvole. Ogni tanto prendo in pieno un palo. E’ vero. Guardo in alto. Le persone passano, mi osservano. Seguono la traiettoria del mio sguardo, si domandano. Cercano. Un uomo sul tetto, un ufo, un lampo. Un aereo, un aquilone, un barbagianni. Scuotono la testa, passano. Io cammino, guardo in alto. Guardo i tetti delle case. Gli attici dei condomini. Osservo i balconi, le antenne, le finestre. Gli abbaini, le inferriate, i vasi. Mi dimentico a volte che le città sono fatte di piani alti, che le case hanno un tetto, spesso un terrazzo. Poi, a un tratto, mi ricordo. La città che c’è lassù, al settimo piano. Faccio così quando devo cambiare casa. Quando devo scegliere un luogo, un quartiere. Guardo in su, i cornicioni delle case, gli angoli, i colori. Immagino che sia casa mia. Le piante, le tende, le finestre illuminate. Ora non devo scegliere nessun luogo e non devo cambiare casa. Ma ho ripreso a guardare in su. Guardando in su ogni tanto noto le insegne dei negozi. Ne hanno aperto uno nuovo sotto casa. Si chiama Amò. Con l’accento a forma di cuore. Verde e fucsia. Forse è per questo che immagino di cambiare quartiere.

Ieri sono andata a una festa di colleghi non miei in cui ora vi dirò tre parole e voi capirete subito di che festa si tratta: karaoke, vamos a la playa, balli di gruppo. Aggiungete varie tresche extraconiugali tra colleghi con marito o moglie al seguito e avrete un’idea del luogo in cui mi trovavo ieri. Appena entrata nel locale affittato (altro elemento inquietante) mi sono detta: o bevo o muoio. Ho scelto la prima opzione. I miei freni inibitori sono saltati come i tappi del prosecco che volavano qui e là. Con la scusa di: ‘ballo post-modernamente, non temere’, ho dato il meglio di me al suon di: “una man nella cabeza, un movimento sexi” (la i di sexi è volontaria, è post-moderna), però a un certo punto ‘post-modernamente’ non mi riusciva più di pronunciarlo, ma l’intento era lo stesso quando mi sono messa a cantare ‘la cura’ di Battiato. Il problema è che tutti quelli accanto a me non ballavano e non cantavano post-modernamente. Loro ci credevano veramente. Spero di non avere detto nulla di compromettente per nessuno, ma mi assicurano che sono stata sim-pa-ti-cis-si-ma. Mi hanno anche detto che assomiglio a Giorgia, il che mi ha fatto pensare che non fossi l’unica ubriaca, dal momento che Giorgia ha i capelli scuri, lisci e gli occhi castani e io no.

Non vi ho ancora parlato delle ventisei piccole carogne della nuova prima media. L’unità 1 del libro che ho adottato ha tre belle paroline da imparare: sleepy, bored, tired. Maledetti. “Prof. I’m tired. Prof I’m sleepy. Prof. I’m very very very bored. Prof I’m tired sleepy and bored”. La prima lezione è stata davvero gratificante. Mi danno del tu. Mentre parlo alzano la mano: Prof. tu da quanti anni insegni? prof. ma il quaderno a righe o a quadretti? prof. il titolo con la penna rossa? Prof. posso fare un disegno? Prof. ma si è messa la canottiera! Che caldo! (risposta della prof. trattenuta tra i denti: ‘sì, ragazzi mi sono messa la canottiera sennò la vicepreside va dalla preside e le dice di dirmi di coprirmi un po’ di più la prossima volta’.. e qui potete farvi una sommaria idea delle dinamiche patologiche in corso nella mia scuola).

 Ho fatto un test d’ingresso in cui ‘preferit, gennuary, cib’ sono all’ordine del giorno. Vivo in un mondo parallelo in cui 40su80 è sufficiente.

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