Incontri e occasioni perdute

Stamattina sono andata al dipartimento di Soziologie a consultare alcuni libri. Me li sono tenuti alla fine perché erano gli ultimi della lista e questi due giorni di lavoro prima di partire li voglio dedicare a leggere alcuni articoli. Ho chiesto informazioni al bibliotecario della sezioni USA BIBL, un signore con dei grossi occhiali da vista e una maglietta bianca sui cui c’era scritto: ‘Jews who love Jesus’. Mi ha mostrato dove si trovavano i libri sull’Irlanda. Ho fatto delle fotocopie. Poi mi ha portato allo scaffale in cui si trovavano dei testi su Jewish Cultural Studies che mi servivano. Mi ha chiesto: ah ma allora ti interessi di ebraismo? Gli ho risposto di sì. Mi ha sorriso, mi ha mostrato la maglietta. ‘Sì ma non sono ebrea’. Gli ho spiegato in breve l’argomento della tesi. Era interessato, mi ha offerto il suo aiuto per la ricerca bibliografica. Parlava a voce alta, gli studenti seduti ai tavoli hanno fatto: shhhh.

Gli ho chiesto di dov’era. Mi ha detto “Sono tedesco. I miei hanno avuto qualche problema una settantina di anni fa, ma sono sopravissuti, mio padre era tedesco e mia madre era austriaca, e a un certo punto ho dovuto decidere se prendere la cittadinanza tedesca o austriaca. Ho scelto di rimanere in Germania”. E ha fatto una risatina ironica. Si vedeva che aveva voglia di
chiacchierare, anche se evitava in tutti i modi di guardarmi negli occhi.

Vedete, ho finito di leggere Jean Améry da pochi giorni, la scelta della patria, l’identità, la memoria sono cose di cui leggo tutti i giorni. Sulla pagina. Non mi capita poi di ascoltarle davvero da un bibliotecario incontrato per caso.Lo scrivo qui perché voglio ricordarmelo.

Avrei voluto molto chiedergli altre cose, o per lo meno ascoltare ciò che aveva da dire, prolungare la conoscenza di qualche minuto, chiedergli aiuto per la bibliografia, non so. E invece sono sempre la solita. Taglio corto. Sono gentile, sorrido, ma non mi sbottono. Non so dare risposte lunghe, non so mettere le persone a loro agio. Mi imbarazzo e metto gli altri in imbarazzo.

Gli ho stretto la mano, gli ho detto il mio nome. Lui mi ha detto il suo. Sono andata a consultare i miei libri.
Quando sono ripassata da lì non c’era più.

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2 thoughts on “Incontri e occasioni perdute

  1. un signore con dei grossi occhiali da vista e una maglietta bianca sui cui c’era scritto: Jews who love Jesus.

    Straight outta Jakobson!

    Davvero un peccato non avergli parlato di più. Ma potrai ritrovarlo e magari chiedergli un’email, sono sicuro che gli farebbe piacere avere altre notizie dei tuoi lavori.

    (Why don’t I mind my own business, you ask me? Why, because I don’t have any!)

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