Mi dicono che sono distratta

Mi dicono che sono svampita, che non ascolto quando mi parlano, che ho la testa tra le nuvole. Mi dicono che mi distraggo facilmente, che mi assento, che mi perdo in pensieri lontani e sconnessi. Mi capita di risvegliarmi a metà discorso e riprenderne le fila con domande snervanti e fastidiose: chi? di cosa si sta parlando? ma quando è successo? con il collo proteso in avanti e gli occhi come fessure. Mi dicono: attenta come sempre. Mi dicono: ecco che si è svegliata. Mi dicono: l’ultima ad arrivare. Castigo la mia curiosità ripromettendomi di non chiedere più, di abituarmi a perdere le parole che non ho ascoltato. Ben mi sta, mi dico.

Ma voglio spiegarmi. La mia, non è distrazione, la mia non è ‘ha la testa tra le nuvole’. La mia è la magnifica riprova, la conferma, che il principio di adattabilità umana a fattori esterni ed ambientali, è vera. Sono la riprova vivente che l’esser umano sopravvive in quanto si adatta. Il mio difetto di ascolto, dunque, non può annoverarsi tra i cosiddetti disturbi dell’apprendimento, o disturbi cognitivi e deficit dell’attenzione, essa è anzi una meravigliosa abilità, sviluppatasi in anni e anni di inconsapevole addestramento. La mia, dunque, è l’abilità a non ascoltare, l’abilità ad astrarsi da un contesto di voci, grida, e urla non gradite, e di trasformarle, badate la grandiosità dell’atto, in semplice brusio di fondo, in rumore, di quello che non disturba, e che anzi, a volte, fa addormentare, o concilia il flusso dei pensieri. Ritroverete questo talento, che non è innato, ma costruito, come già detto, sulla spinta di fattori esterni impellenti e, oserei dire, da una condizione ambientale di pericolo, in qualunque bambino che sia cresciuto in un contesto sociale che richiedesse, appunto, la capacità di non ascoltare. Di divergere l’attenzione. Di non sentire.

Dunque o voi insegnanti, quando trovate un discente che non ascolta, prima di punirlo, domandatevi se quell’atto di apparente negligenza non sia in realtà una raffinata strategia di sopravvivenza. Dunque, care colleghe, quando mi vedete astrarmi dai vostri discorsi, pensate che è in atto, in me, il meraviglioso processo della selezione naturale.

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13 thoughts on “Mi dicono che sono distratta

  1. A me in Germania riuscirebbe piuttosto facile astrarmi dal circostante brusìo della lingua. Quella lingua ho studiato per un paio d’anni, intorno ai miei venti, fin arrivando a biascicarla in qualche modo: poi, mistero, sono riuscito a dimenticarne praticamente tutto.

    Gesundheit…

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