Giugno è arrivato

Sono andata a correre, perché questo libro che sto ri-leggendo è un sasso che mi cade addosso ad ogni pagina voltata. Giugno è arrivato, a Roma è fiorita la spazzatura. Dal cemento caldo della strada, dal porfido dei marciapiedi sale il fetore umido di liquidi marciti, frutta caduta dai banchi della mattina, il risciacquo puzzolente della bancarella del pesce fresco. Dai bidoni ricolmi il richiamo pungente di olezzi putridi e maturi. Alcuni coraggiosi vi infilano le mani, fin tutte le braccia e la testa in cerca di oggetti ancora utili, monetine sfuggite per sbaglio, stracci e abiti ancora utilizzabili se pur vecchi, i loro carrelli sporchi e stinti lì accanto, già pieni di cianfrusaglie.

Io sono andata alla pineta, in cerca di quei pensieri leggeri e colorati che di solito mi inseguono come farfalle quando cammino per le calli silenziose della vecchia città lagunare. La pineta mi colpisce sempre per i suoi ospiti variopinti e alticci.  Soprattutto famiglie filippine, in questo sabato pomeriggio. Il mio, è quartiere di filippini. Festeggiano la festa della repubblica italiana? Perchè no, mi dico, oppure è ricorrenza importante nel loro paese, di cui ignoro l’esistenza. Hanno fatto il barbecue, e ora che è sera sono tutti seduti davanti a bottiglie di birra vuote da tempo, a ridacchiare a voce bassa. Alcune coppie si appartano – macché si appartano, stanno al centro del parco –  e si baciano passionali seduti sopra un tronco spezzato. Alcuni ragazzi giocano a calcio, molti corrono, molti fanno passeggiare il cane. Peccato, a volte si intravedono dei gruppi di giovani vestiti di bianco che giocano a cricket, più lontano, dove i pini si diradano e la distesa di erbacce può sembrare un morbido prato verde, con un po’ di fantasia. Ci si accontenta, qui da noi.  Sono spuntati tutt’intorno fiori viola e spighe. Le ombre degli alti pini si sono allungate e la luce è di un arancione intenso e verdastro. La punta della cupola, in lontananza, si mostra, sembra sorridere ironica a questo angolo di Roma popolare e cosmopolita.

Io corro. Corro. Quando sono stanca, cioè dopo pochi minuti, penso a quei dinosauri dei miei professori che passano le ore sedute davanti al computer e si lamentano del mal di schiena, del torcicollo, dell’ansia che li attanaglia. Io no. Io corro. Quando finisce la canzone degli Wilco, chiedo mentalmente allo shuffle di scegliere qualcosa di un po’ più consono al ritmo del mio passo. Non mi ascolta. Canzoni lente e malinconiche. Una dopo l’altra. Oggi non va. Dopo quindici minuti mi fermo.

Tra poco è estate, penso.

Rientrata in casa, vengo accolta con un: “Non disturbare Isidoro, è appena andato a dormire.” Isidoro è il nuovo inquilino di questa casa. Vive sotto il frigorifero, e durante il giorno mangia zanzare, almeno si spera. E’ qui da noi da poco, e si è già guadagnato amici e un ritratto. Io ancora non l’ho visto, ma mi assicurano che esiste.

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7 thoughts on “Giugno è arrivato

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