Inaspettato connubio.

Negli ultimi mesi la mia dottoressa di ambulatorio si accompagna a dei loschi figuri che durante la visita, seduti in un angolo o in piedi a un passo dietro di lei, silenziosi osservano, guardano da sopra la sua spalla, a volte prendono nota. I più audaci commentano, ti indicano col dito, ti fissano.  Sono i medici specializzandi che fanno il tirocinio.

Ora, io con i dottori ho un rapporto un po’ strano. Sarà a causa degli anni che ho trascorso seduta nella sala d’aspetto del mio storico dottore dell’infanzia, in attesa dell’infausto vaccino per l’asma. Sarà a causa degli anni in cui suddetto dottore ha tentato di convincermi con mezzi più o meno subdoli che ero depressa, sarà per i problemi che, a quanto pare, io ho con tutte le figure che in modi più o meno diversi rappresentano i detentori di una qualche autorità su di me – figurati un’autorità che in più ti debba vedere senza i vestiti – fatto sta che quando vado dal dottore, torno bambina. Mi viene questo atteggiamento vagamente sottomesso, curvo le spalle, eccello in gentilezza ai limiti del servilismo, parlo con una vocina in falsetto da topino bastonato (voi vi chiederete, ma che bambina eri? eh già, me lo sono chiesto anch’io). Se poi aggiungete l’imbarazzo di dover superare il tabù atavico del parlare del corpo, ecco, avrete un’idea più o meno chiara di come mi senta io quando vado dal dottore.

Le volte scorse che sono andata dal dottore, c’era una tirocinante femmina, antipatica, con gli occhialetti, falsamente sorridente. Io la tirocinante la odio, perché io, alla mia dottoressa le voglio dire tutto, per me lei, che mi piace pure tanto, è come un meccanico numero due a cui posso raccontare tutto di me (facendola diventare più una zia amorevole che un’autorità). Invece ecco lì la tirocinante che ci osserva, e io, zitta, mi tengo tutto per me. Uffa.

Ma oggi no. Oggi non c’era una tirocinante. Oggi c’era un tirocinante. Col camice bianco. Alto. Occhi chiari. Capelli chiari e un po’ lunghi. Un intrigante piercing sul labbro. Il dottore? Eh, il dottore. Camice bianco e piercing sul labbro. E bello, bello bello bello.

Mi ha preso un colpo. Il mio quotidiano imbarazzo di esistere ha toccato punte altissime No! Il tirocinante bello no! Come posso parlare di colesterolo, come posso dire la parola contraccettivo davanti al tirocinante bello che mi guarda con quel mezzo sorriso ironico? Come posso tirare fuori le mie analisi del sangue davanti al tirocinante bello? Come posso togliermi i vestiti!

Mi è andata bene. Era tardi, era l’una passata, il tirocinante è andato via, sussurrandomi ‘Arrivederci’ nell’orecchio, infilandomi un bigliettino tra le mani con scritto: ‘incontriamoci’, sfiorandomi il viso con le sue belle mani grandi. No, va beh. E’ andato via e basta, ci siamo solo scambiati un lungo sguardo di intesa… no, non me lo sono sognato, è vero!

Sospiro di sollievo. Tirocinante bello e impossibile non farmi più scherzi simili, io dal dottore voglio solo donne.

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