Scuoletta, guance bagnaticce e bisogno di pappa reale

Stamattina a scuola ho scritto una comunicazione sul diario di una bambina. Ho scritto: “……… Si prega di alleghare certificato medico”.

! Alleghare! con l’acca! poi sono stata ore a pensare a come correggerlo senza che si notasse l’errore. Vedete io non faccio errori di ortografia, non li ho mai fatti, sono una pignola della grammatica. Non qui sulla tastiera magari, ma la lingua scritta è importante, e io ci sono sempre stata attentissima. Io non scrivo alleghare! Ci deve essere qualcosa che non va.

Che dite, meglio la pappa reale o una tirata di cocaina ogni tanto?

Poi. Questo è il periodo della commozione.

Sono una cosa indecente. Ascolto Jennifer Egan, mi commuovo. Spengono le luci a teatro, mi commuovo. Ascolto l’interrogazione di un mio bambino bravissimo, devo andare alla finestra perché mi sento il groppone. Ascolto l’interrogazione di un mio bambino-capra, mi viene il groppone lo stesso per tutta la fatica che ci mette. Leggo un romanzo per la centesima volta, niente da fare, quando arrivo a quella pagina dove il personaggio muore, io piango, puntualmente, ogni volta. Guardo il film più serie B che esista, il film più americanata dell’anno, piango lo stesso. Mi basta vedere due che si guardano, perché mi spunti la lacrimuccia. Il radio-giornale, nemmeno ve lo dico.

Del resto lo sapevo di già che ero uno spettatore passivo. Lo sapete che la tesi di laurea, tanti anni fa, la scrissi sul cinema? e, tra i vari testi di analisi del film che lessi, mi colpì molto un saggio che spiegava che la prima visione di un film è quella da spettatore passivo, cioè quello spettatore che guardando il film, si lascia travolgere e trasportare totalmente dalla trama del film, dimentico di tutto, non si cura di come è strutturato, ma solo di cosa racconta, e quindi piange e ride e ama e odia, insieme ai personaggi.

Dopo di che, però, si passa ad una visione più attenta, più analitica, ci si distacca dagli eventi narrati e si osserva con attenzione la costruzione del film. E’ il passaggio da spettatore passivo a spettatore attivo. Ecco. Io per la mia tesi dovevo analizzare due film. Li ho visti centinaia di volte, specialmente uno dei due. Puntualmente ogni volta, sapevo benissimo, a memoria, ogni battuta e cosa sarebbe successo, ma ogni volta, puntualmente, mi commuovevo e versavo le mie lacrime per la morte dell’eroe. In me, il distacco non avveniva mai. Non diventerò mai uno spettatore attivo.

Sono una irriducibile, irrecuperabile spettatore passivo.

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