Si accettano consigli

A quanto pare, il pesante e macchinoso ingranaggio che mi vede coinvolta nell’accompagnamento di uno scrittore in giro per la città elastica, all’insaputa di me, anzi malgrado me e i miei vari tentativi di boicottaggio e auto-boicottaggio, si è messo in moto, e con esso incubi, ascelle bagnate, balbettio, ansia accompagnata da apici di esilarante onnipotenza alternati a baratri di disperata angoscia.

Devo sviluppare delle strategie di sopravvivenza per: a) sopravvivere, appunto; b) socializzare con il suddetto scrittore possibilmente con delle ascelle asciutte e bene odoranti; c) portare a termine i miei compiti di accompagnatrice senza scossoni o traumi, dunque farlo arrivare all’albergo, al teatro dove presenterà e in giro sano e salvo, possibilmente vivo e con tutte le ossa al loro posto, il che, nella città elastica, non è poco.

La prima strategia a cui ho pensato è la seguente: Bere. Sì, lo sapete, bere sviluppa le abilità di socializzazione, abbassa i freni inibitori e dunque l’imbarazzo la paura l’ansia, rende simpatici e loquaci. Con me funziona. Anche se quando sono ubriaca parlo molto bene il francese, che non mi aiuta molto con un autore inglese. Funziona quasi sempre. Cioè  quando mi trovo in una situazione in cui già sto a mio agio. Se invece bevo per non sentirmi a disagio non funziona più, anzi mi ritrovo generalmente in situazioni imbarazzanti, angoscianti, da incubo. Per esempio, una volta che ho bevuto per non sentirmi a disagio con delle persone che conoscevo poco, sono svenuta, il che non mi è sembrata una buona strategia di socializzazione. Insomma, che ne sappiamo noi, metti che bevo e poi gli vomito addosso mentre lo accompagno a teatro, poi?

A meno che a partire da oggi stesso non mi metta  a provare diversi tipi di alcool, per vedere quale bevanda mi rende socievole senza dannosi effetti collaterali e senza grossi pericoli per l’incolumità mia e del nostro scrittore.

Il secondo aspetto nefasto del bere, però, è il fatto che devo portarlo in giro. Lo sapete voi che io ho abitato un anno in quella città lì, e dopo otto mesi, ancora sbagliavo strada per andare a casa mia? Sì, a casa mia. Il senso dell’orientamento è un altro bel problema, e se bevo, io credo che a teatro non ci arriviamo, magari ci facciamo una bella chiacchierata, ma al teatro la sera del suo evento, non ci arriviamo.

Infatti, oltre a sapere cosa dirgli, io dovrò prepararmi molto bene su dove andare. Mica è facile quella città lì!

Poi lo sapete che oltre a non avere senso dell’orientamento spaziale, io non ho nemmeno quello temporale? Ve l’ho detto che l’anno scorso sono andata a un convegno sugli studi irlandesi all’Irish College a Roma. Era di sabato, mi sono svegliata presto per arrivare, avevo sonno ma ci sono andata lo stesso. Sono arrivata e ho messo in crisi il ragazzo della portineria che non ne sapeva niente.  E perché non ne sapeva niente? Ma perché era un convegno dell’anno prima, ovvio! Non mi ero accorta nel volantino, che si parlava del 2010, non 2011…

Insomma, capite nelle mani di chi lo mettono questo scrittore qui? Nelle mie, rendetevi conto.

Io non mi fiderei se fossi in loro.

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5 thoughts on “Si accettano consigli

  1. 😀
    Non devo farlo bere troppo in tutti e due i casi insomma, anche se mi pare di capire per motivi diversi…
    Qual è il piano B allora? confonderlo, tramortirlo, picchiarlo e rubargli tutti i soldi?
    Il piano C è la tequila, ho deciso!

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