In farmacia me lo dicono sempre che non fa bene alla salute identificarsi con le eroine tragiche

Circa un mese fa ho ascoltato una meravigliosa lezione su Le Affinità Elettive di Goethe.

A me veramente non è piaciuto molto, con quelle atmosfere rarefatte, e l’impenetrabilità dei personaggi, e tutta l’allegoria e i rimandi e i riflessi. E nessuno dei personaggi mi è rimasto particolarmente simpatico. Eduard l’ho odiato. Però in queste settimane ho pensato molto a Ottilie.

Allora. voi immaginatevi questo mondo chiuso e perfetto: il castello, il giardino, una coppia soddisfatta, completa e matura. Immaginatevi questa arcadia, questo mondo bucolico, ma nello stesso tempo privo di slancio vitale, malinconico, depresso. In questo quadretto ordinato di felicità, narrato con questo linguaggio irreprensibile, glaciale e univoco, dove i personaggi passano il tempo a dare ordine e sistemare la casa il giardino la strada (e la casa è una tipica ossessione dei depressi, vedi me), irrompe l’elemento che sconvolge tutta questa maniaca perfezione.

L’elemento è Ottilie, ma il suo entrare in scena viene anticipato da una serie di rimandi alla sua persona che la descrivono e preparano il lettore alla sua comparsa. Uno di questi rimandi è una lettera che la zia Charlotte riceve da un professore del collegio che la giovane Ottilie frequenta, e che probabilmente si è un po’ invaghito di lei. Quello che dice questo professore è molto interessante. Dice “Se c’è una ragazza con cui occorre cominciare dal principio, questa di sicuro è lei. Ciò che non segue da quanto precede, non lo capisce. Si mostra inetta, persino cocciuta davanti a una cosa facilmente comprensibile della quale non coglie le connessione con il resto. […] In questo suo lento progredire rimane indietro rispetto alle compagne che, dotate di capacità affatto diverse, corrono avanti, capiscono tutto con facilità, anche ciò che è privo di connessioni, lo rammentano con facilità e sanno poi servirsene agevolmente. […] Certo, è singolare: sa molte cose, e alla perfezione; solo se la si interroga sembra non sapere nulla”.

Insomma, Ottilie non è un’idiota come sembra. Ottilie appartiene ad un mondo diverso da quel mondo bucolico e perfetto del castello, Ottilie ha una intelligenza diversa: non capisce per ragionamenti, capisce per intuizioni, ha un’intelligenza legata al mondo sensibile, emotivo, lei non capisce le leggi delle cose, lei capisce le cose.

Capite dove sto andando a parare?

” Professoressa, lo so che lei mi ha fatto una domanda banale e ovvia, ha ragione, ma non si dimentichi che io.. ecco, ehm, io ho un’intelligenza emotiva, legata alle intuizioni, io di fronte alle domande ovvie sbarello, sì, ma non perché sono un’idiota, ma perché io non capisco le leggi delle cose, io, capisco le cose. Come Ottilie. Sì. Ottilie”.

Non credo ci sia bisogno di ricordare che Ottilie fa una fine tragica.

Come sono autoreferenziale. In farmacia me lo dicono sempre che non fa bene alla salute identificarsi con le eroine tragiche, ma al farmacista gli rispondo sempre: “Che vuole, noi, quelle della mia generazione, siamo cresciute con Candy Candy”.

E poi alla fine ci ricado sempre: la prossima volta vi parlo di Rosaura (chi è Rosaura? vediamo chi lo sa…:-))

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3 thoughts on “In farmacia me lo dicono sempre che non fa bene alla salute identificarsi con le eroine tragiche

  1. Con Google chi è Rosaura lo sanno tutti, e così la mia giovinezza dilapidata sui libri non ha più nessun valore, come presto anche le nostre lauree, almeno in quanto titolo legale.

    Le affinità elettive è, fra i libri che io abbia letto, quello che più assomiglia a un sogno; i personaggi sono fluidi e anfibi come quelli dei sogni e nessuna situazione, lì, va presa alla lettera. Got my drift?

  2. Allora forse Rosaura la saltiamo, sennò va finire che Pedro mi chiede il risarcimento danni come hanno già fatto Johann e Jane:-)

    Ma quanto è bella l’immagine di Ottilie che spinge carrozzina mentre legge libro, sulle rive del lago, al tramonto?
    Peccato che tra il libro, i remi e la barca, le cada il pupo nell’acqua – pupo di cui, tra l’altro, raramente si vedono esempi così mostruosi in letteratura.

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