Scrivi pure quello che ti senti, non ti preoccupare, non ti diamo il voto.

Continua la saga dei semiseri seminari, che vede protagonista una dottoranda capace di rendere tragicomica anche la più banale, scontata, comune scena di routine accademica.

La settimana scorsa prendo l’oramai odiatissimo treno nuovamente circondata da mentine, fazzolettini, antalgil e borocilline. Tutto inutile, visto che questa volta il problema non era la febbre o il raffreddore ma una persistente tosse che neanche una vecchia catarrosa di novant’anni. Non vi dico lo spettacolo che ho dato nell’inusuale silenzio del mio vagone, con me che cercavo di sopprimere la tosse, gli occhi che lacrimavano, il viso paonazzo e la gente che si scambiava sguardi furtivi pensando, forse dovremo chiamare un dottore, questa soffoca, questa muore.

Comunque. Venerdì vado alla prima lezione di un seminario di tedesco. Perchè, tu conosci il tedesco? no (anche se l’ho studiato negli anni della scuola, ma chi ricorda più nulla ormai). Ma è l’unico seminario che fanno di venerdì, quindi l’unico a cui posso partecipare. E poi, c’è un argomento che mi può essere utile. Arrivo nello studio della prof. C’ero solo io. Nessun altro partecipa a questo seminario. Solo io. Io e lei, sole. Io e lei. E lei è quella che mi ha contestato alla riunione di passaggio, sì lei, quella che ha distrutto progetto e autostima nel giro di pochi ma lunghissimi minuti, sì, miei affezionati lettori, vi ricordate.

Per fortuna che nonostante le fiamme che uscivano dalle sue fauci durante suddetta riunione, la prof in questione è in realtà una persona molto disponibile, gentile, e comprensiva. Ma saperlo non serve a niente.

Io ho paura.

Siccome questo seminario sarà solo per me, allora la prof si preoccupa di tagliarlo su misura per le mie necessità e conoscenze. Dunque, sedute sul divanetto del suo enorme studio che guarda sul canale della Giudecca, mi chiede: dunque, mi dica tutte le letture che ha fatto su tale argomento, così posso capire bene da dove cominciare. Mi dica.

Mi dica. In un secondo eccomi catapultata su un banco di scuola media, con la sola differenza che io alle medie ero sempre preparata, non mi è mai capitata una cosa del genere. E allora, eccomi catapultata su un banco di scuola media, nel corpo di un altro. Uno che non sa nulla. Un idiota. Nulla. E’ un anno e mezzo che leggo cose su quel preciso argomento, ma che importa. Tabula rasa, silenzio totale, sudore lungo la schiena, macchie rosse sul collo. Scena muta.

Ma non si preoccupi, non è un’interrogazione, non le dò il voto… si metta tranquilla, tranquilla… si prenda il tempo che le serve…

Donna trentaduenne, intraprendente, sicura, positiva, con un brillante futuro da accademica davanti a sè. Io. Non sono riuscita a spiccicare una parola. Mi faccio ancora dire: non le dò il voto (frase che uso con i miei studenti di prima media).

(Poi, non vi preoccupate, mi sono un po’ sciolta, qualcosa mi è tornato in mente.)

Ma il momento più bello è stato quando la professoressa mi ha detto: ma perché si sente sempre in colpa? Si sente sempre in colpa, perché? le fa male alla salute. Stia tranquilla.

Allora ho capito che fanno bene a chiamarmi Pip, che è il diminutivo di mezza-pippetta.

E voi? voi me lo date il voto?

Advertisements

5 thoughts on “Scrivi pure quello che ti senti, non ti preoccupare, non ti diamo il voto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...