L’adulto di riferimento

Qualche giorno prima delle vacanze di Natale, nella mia scuola è venuto il prete per fare una piccola catechesi di preparazione alla confessione (scuola privata – scuola cattolica – scuola di suore). Dopo la piccola catechesi in cui ha raccontato una storiella inquietante su don Bosco, è stata consegnata la solita fotocopia con il solito esame di coscienza, sempre il solito, quello con cui siamo cresciuti noi tutti e ci siamo fatti venire tanta ansia in quei minuti terribili prima della confessione a pensare cosa dire e cosa non dire al sacerdote. Le solite domande divise in tre sezioni: il tuo rapporto con dio, il tuo rapporto con gli altri, il tuo rapporto con te stesso e il tuo corpo. Ma andiamo subito al dunque. Il tuo rapporto con il corpo. Domande: hai visto immagini sporche? hai rispetto del tuo corpo? sai che il tuo corpo è un tempio sacro?

Fine dell’esame di coscienza, si torna in classe, in attesa del proprio turno di confessione. Io avevo gli ultimi cinque minuti con la terza media (ricordo che insegno in una scuola media e aggiungo che i miei bambini sono proprio bambini, particolarmente piccoli, non ancora adolescenti). In terza media, rientrati  in classe, scoppia il dibattito:

Le femmine, indignate:

– Prof! Ma cosa vuol dire immagini sporche? ma con chi si credono di parlare? noi siamo piccoli, ancora non ci siamo arrivati a quell’età, insomma!

– Prof! Ma io l’altro giorno sono andata al cinema a vedere Twilight, me lo devo confessare?

– Prof! ma insomma! immagini sporche….ma, ma… come si permettono, noi del resto siamo una scuola privata! (….)

I maschi, invece, molto più beceri e grezzoni, si sono accontentati di indicare  ripetutamente, sghignazzando e starnazzando, pronunciandola più volte, quasi avesse un potere misterioso e apotropaico, la parola in questione, questa parola magica portatrice di inconsueta ilarità, “sporche”, questa parola polivalente (la mia collega quando l’ha letta ha detto: immagini sporche.. ma perchè qualcuno ha calpestato il foglio?)  che ha suscitato un incontrastato successo tra le fila maschili della classe terza media.

Un solo maschio, che io mi sia accorta, ha preso la parola: prof! io so per certo che lo studente G. ci va in certi siti, lo so perché me l’ha detto… io invece no! io invece ci sono andato una volta sola e li ho denunciati, che schifo, che schifo che mi ha fatto!

Gli altri, o hanno solo riso di fronte alla parola incriminata, oppure si sono tenuti a debita distanza dalle orecchie della prof.

Del resto l’adulto di riferimento, l’educatore della situazione, la voce saggia del formatore (cioè io) per tutto il tempo si aggirava tra le file dei banchi, con un immaginario sacchetto sulla testa, in religioso e imbarazzato silenzio, senza saper dare una parola di spiegazione, incoraggiamento, comprensione, di fronte a questa terribile spaventosa parola: “sporche”. La personale opinione della scrivente è che l’adulto di riferimento non dovrebbe fare la prof.  Detto tra noi, la parola “sporche” in quel contesto, mi sembrava molto infelice.

In seconda media, nel frattempo, la collega di italiano era alle prese con ben peggiori quesiti: Prof! ma cosa vuol dire: hai avuto rispetto del tuo corpo? in che senso? non capisco. Me lo può spiegare lei per piacere? io non riesco a capire.

La voce dell’innocenza.

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