Piacere (no, per una volta non è una questione di autostima, è il piacere, quello vero)

Ci sono alcuni piaceri che oggi 26 dicembre, appena in tempo prima della fine dell'anno 2011, vorrei rivalutare, ricordare, e tenere in considerazione per i momenti bui dell'anno che verrà:
– il piacere di stendersi sull'erba fresca, verde, morbida. il piacere dei fili d'erba nelle orecchie e sul viso, il morbido sotto di sé, il profumo di terra, il palmi delle mani in giù, che toccano il verde e lo bevono tutto (nb: sinestesia in corso). questo ricordo lo ripesco dal mio viaggio a santiago de compostela, non è un ricordo del 2011, lo so, lo riesumo dal lontano 2008, ma non importa, perchè lo sentivo qui dentro che bussava e dovevo per forza dargli posto qui. Un pomeriggio, dopo i nostri 25 chilometri giornalieri, lo zaino in spalla, le caviglie gonfie, il piacere di arrivare e stendersi sull'erba per un po', finchè il corpo non ricomincia a rispondere, con qualche chiacchiera qui e là, e la curiosità di guardare volti nuovi. Un libro tra me e te.
– il piacere dei mandarini, quelli veri, non le clementine del mercato, un chilo un euro. No, i mandarini veri, quelli con i semi, quelli aspri e odorosi, quelli con la pelle grossa e butterata. I mandarini di natale, i mandarini di inverno. i mandarini che dopo fai le facce. 
– camminare nel bosco nel tardo pomeriggio. L'odore dei funghi, le foglie secche, il sole del tramonto arrossa le foglie e i tronchi degli alberi, il rumore del ruscelletto, la sicurezza pesante del dove mettere i piedi per non cadere. Quando appoggi un piede e non scivola. terreno sicuro, passo stabile, puoi appoggiare tutto il peso. Ieri. Colline toscane, piccolo sentiero boaschivo, passeggiata inaspettata e meravigliosa. non vi posso dire la frustrazione di stare in un posto nuovo e passare il tempo in casa a mangiare. Pranzo cena pranzo cena parenti parenti parenti. E poi, leggera illuminata ora di libertà, nella luce rossa del tramonto, una passeggiata silenziosa pregna di odori e rumore di passi e di foglie secche. E di ricordi non miei ma che aleggiano tutti nell'aria, di zii e di altre passeggiate, più lontane, di infanzia di ginocchia nude e graffi sul viso.
– il caffé. Quello buono. non lo so. Sarà che ultimamente non bevo molto caffé, e quello che bevo è buono ma leggero, e non ci faccio poi tanto caso. Ma ieri ho bevuto due caffé che quando li ho bevuti ci ho fatto caso. Una sorpresa, un soprassalto, un sussulto. Il caffé. Arabica, amaro, intenso sapore di caffè. Caffè. Napoli Lamerica Latina il Caffè.
– Il corpo che si muove, che suda che si contorce, che si piega che ruota che si allunga. Il corpo in movimento, No, no pensate chissà che. E' una cosa tutta sportiva che sto descrivendo. Il corpo. I muscoli il respiro i tendini. Il ritmo la coordinazione. Il corpo che corre. Il corpo che nuota, che scia. Il corpo che balla. Da troppo tempo sto ferma. Sto seduta a una scrivania a leggere. Le spalle, le ossa, i muscoli, tutto grida: corri! Corri! Ti prego ascoltalo nei mesi che verranno, vorrei potrei dire il mio nome perchè ne avrei bisogno qui ora. Tu, io. Corri! Portatemi a ballare. Andiamo a balllare e scoprirete una donna (?) felice. Dimentica di tutto, una donna felice.
– il piacere della poesia. Non ne scrivo mai, non temete. Non potrei avere questa presunzione. Ma a volte, il piacere delle parole che si innamorano, che stanno bene una dopo l'altra, che si somigliano che fanno rima, le parole in armonia. Il piacere delle parole assonanti consonanti tintinnanti. la poesia. Non deve essere scritta sul blog , non c'è bisogno che qualcuno la veda. ma ogni tanto, una poesia, una parola innamorata.

 

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