Come quella volta che… (questo post è diviso in due parti, a me piace più la seconda)

Questo post è per dire che sono una persona molto molto approssimativa ultimamente. Una volta ero una persona molto precisa, poi secondo me è successo che mi sono accorta che con la metà della fatica ottenevo comunque risultati discreti, per cui ho iniziato a impegnarmi sempre meno che tanto andava bene lo stesso solo che ora diciamo che ho toccato la metà critica della mia discesa da un picco di precisione tendente alla pignoleria al fondo più nero dello sbraco totale.
vi faccio un esempio.
Domenica avevo a casa tre banane spiaccicate, la buccia era tutta marrone. si potevano ancora mangiare ma io ho pensato: perchè non fare una bella torta? La torta di domenica pomeriggio, mentre fuori c'è quel po' di sole e tu impasti, fai le misure, ti sporchi tutte le mani (io non ce l'ho il robot, e allora impasto sempre con le mani, che mi piace tanto). Io per esempio, ho sporcato di farina tutta la tastiera del computer che mentro impasto ascolto i podcast di radio tre, e anche in questo potete capire quanto io sia approssimativa con tavolo di cucina sporco di uova farina zucchero unto di burro e il computer in mezzo a tutto questo pastrocchio. Ma il computer mi serviva anche per un altro motivo, e cioè che la ricetta l'avevo trovata sull' internet. E qui sta l'inconfondibile tocco artistico della persona confusionaria: io non ho selezionato una ricetta, vagliando tra le mille che ci stanno sull'internet, no no. eh, troppa fatica. Ho scelto la prima che mi è venuta su. Allora, in effetti c'era qualcosa di strano in questa ricetta, le misure non mi convincevano troppo perchè le dava prima in cup unità di misura sconosciuta, che ho interpretato come tazze (complimenti professoressa!), però dava anche la misura in grammi che però non mi pareva corrispondesse tanto alle cup e allora non mi sono posta troppe domande, gli ingredienti ce li avevo tutti e questa era la cosa fondamentale che i supermercati di domenica pomeriggio sono chiusi. Uova, zuchero di canna, burro, banane tre, ok, poi la farina. 435 gr di farina. La peso, non finisce più, mi fermo a 350 gr perchè la bilancia mi pareva bloccata ma mi sa che erano ore che versavo farina quando mi sono accorta che la bilancia non dava segni di crescita.
Comunque, dovevo ottere "una pasta morbida, omogenea, cremosa". Io dopo un po' che impastavo mi sono trovata tra le mani una mega pagnottona tipo pizza, tutta appiccicosa e irregolare…
Ah scusate ma poi mi dimenticavo la chicca del lievito. Diceva di mettere tre cucchiaini di lievito per dolci…io non ce l'avevo però avevo un granulato di lievito di birra. Ne avevo abbastanza. Seguo quello che dice sulla confezione aggiungo un cucchiaino di zucchero e lo diluisco con acqua tiepida finchè non viene una schiumetta…ummmm che odorino! Ora, come  faccio a calcolare tre cucchiaini da questo bicchiere pieno di mucillagine? Umm.. a caso! Facciamo… ma sì, facciamo una mezza bicchierata di lievito di birra! Là, così va bene. Butto tutto in forno. La pasta cresce, cresce, cresce….Insomma altro che torta, io ho fatto la pizza di terni alle banane! una cosa alta 20 centimetri, informe e marroncina che è sostanzialmente un pane venuto male col sapore di banana…Io mi immaginavo una torta dolce dolce, da mangiare la sera tutti insieme, cremosa e bananosa…e invece, è venuto questo sgorbio…
in realtà a casa c'è stato qualcuno che ha apprezzato, ma mi sa che tra qualche giorno cominceremo a giocarci a rugby con la mia torta alle banane…
La morale della favola è: quando scegliete una ricetta sull'internet, mi raccomando attivate le vostre strategie cognitive di selezione, discernimento e classificazione.

Come quella volta che stavo in Irlanda, la prima volta quando ero ancora giovine e sempre ubriaca. Una mattina era vicino natale, volevo portare a casa, in Italia, gli scones fatti da me. Io sono un'adoratrice di scones, che sono dei panetti irlandesi pesi di burro, con o senza uvette. Che bello! Portare alla mia mamma gli scones dolci e freschi di panetteria, ma non di panetteria ma fatti da me. Che poi, voi vi pensate che io mi sia messa a prendere le misure con la farina e il burro. Macchè, non ce la potevo fare. Ho comprato il preparato già pronto dovevo solo aggiungere il latte. Mica sprovveduta la ragazza…per fare bella figura con la sua mamma, basta aggiungere il latte, dare una mescolatina e via in forno, venti minuti già pronti!
Mi sveglio, era una domenica mattina anche quella volta. I coinquilini dormivano tutti. Saranno state le undici, mattina presto. Leggo attentamente le istruzioni sul pacco. Erano in inglese ma la misura del latte è chiara, è in millilitri, come in italiano, facile no? Leggo: 250 ml. Mmmmm, ok… qui c'è bisogno di qualche equivalenza, ma la posso fare a mente…mmm…vediamo, ah sì. OK: fanno due litri e mezzo di latte! porca miseria, non ce li ho, devo andare a comprarli. Corro su, mi vesto in un lampo, esco. Torno con i miei due bottiglioni di latte intero (cremoso e burroso quello irlandese). Torno in cucina. Mmmmmm… ora dove lo metto tutto questo latte? Ummm…ma sì, certo! La bacinella del bucato. dio quanto sono ingegnosa! La lavo per bene, ci verso i due litri e mezzo di latte. Ecco ora viene la parte più difficile:  aggiungere il preparato e mescolare per bene finchè non risulti una pasta elastica e omogenea, (tipo quella del pane o dei biscotti, ora non ricordo). Mmmmmmm….ok…versare….
Plof.
Fa il preparato quando cade nella bacinella colma di latte.
M. Faccio io, un pochino interdetta…ma poi mi riprendo e tutta entusiasta e curiosa mi appropinquo a scoprire come quel po' di farina possa asoorbire tanto latte. Non mi viene il minimo dubbio.
Prendo un bel mestolone di legno (strano che non abbia usato il battipanni) e comincio a mescolare di buona lena.
Mescola mescola.
Mescola mescola.
Mescola mescola.
Niente.
Da molto lontano, quasi in sordina, sento come un campanellino dimenticato, ma ancora non riesco a capire. Poi il campanellino comincia a tintinnare un po' di più….Ma….non è …che….forse……ho sbagliato l'equivalenza?!?!
Ancora non sono convinta. Prendo carta e matia. Mi siedo al tavolo. Non mi capacito.
Rifaccio la proporzione: 250:X=10: … (scusate non la so fare nemmeno adesso…). Però allora, me lo ricordo bene, a un certo punto ho capito!! EUREKA! 250 ml è poco più di un bicchiere di latte!!!
Io mi sa che non mi rendevo molto conto dell'assurdità della realtà in cui vivevo, della follia dei miei pensieri ben ragionati…
Sentite poi…
Mo che ci faccio con tutto questo latte, mica vorremmo sprecarlo…e poi.. gli scones! No, non mi perdo d'animo, ecco cosa salverà il regalo per la mia mamma: questo magnifico colino da tè!!! Ecco, ho passato tutto il latte, per salvare la farina dispersa, e con quello che sono riuscita a recuperare, io gli scones, li ho fatti!
Mmmmmmmm che buoni!! non vi dico. Ho dovuto cedere all'evidenza…sono andata a comprare un altro mezzo litro di latte e un preparato nuovo, e li ho rifatti da zero, e questa volta, con l'esperienza maturata dopo il difficile percorso da me intrapreso per diventare una pasticcera di scones con le palle, finalmente sono riuscita a fare dei veri scones. A mamma ho portato entrambe le versioni, per farle assaporare i progressi della sua giovane figliola all'estero.
La morale della favola è: quando andate all'estero, e siete delle giovini fanciulle inesperte, non esagerate con la birra.

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3 thoughts on “Come quella volta che… (questo post è diviso in due parti, a me piace più la seconda)

  1. A me capitò di pelare le uova sode e metterle in lavastoviglie.
    Quando il titolare del Coffe Shop me le chiese, inizia a ridere ma è nulla rapportato al suo gesto sucessivo: sciacquarle e metterle comunque insieme al pollo per condire le bagle!!
    Ciao

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