Come tratti i tuoi libri?

Mi è capitato di trascorrere qualche giorno a Verona in compagnia di mia madre. Per fare un po’ di cordiale conversazione, una mattina le ho detto:
– Mamma guarda questo libro, ancora devo iniziarlo e già è tutto liso, spiegazzato e orecchiuto…
Mia mamma mi guarda con fare interrogativo e replica:
– Embè? Qual è il problema? I libri DEVONO essere così, devono essere usati, spalancati, scritti, sottolineati, spiegazzati, maltrattati…usati insomma, guarda!
Prende un librino dalla borsa e comincia a squartarlo, spalancarlo, spiegazzarlo, torturarlo pensavo io guardandola.
– Non capisco dove sia il problema… cosa vuoi, sbirciare le pagine da una minuscola fessurina per non creare la piega sul dorso? Ma il dorso è fatto apposta per essere piegato, guarda! (prende il libro e lo rivolta a rovescio). I libri vanno usati e dunque rovinati, si fa così, tutta la nostra famiglia ha sempre fatto così, è così e sarà sempre così (per tutti i nostri giorni, nei secoli dei secoli Amen). Qual è il problema?”
Allora ho capito che, oltre al fatto che fare cordiale conversazione con mia madre è sempre un po’ complicato, dicevo, ho capito anche che è una questione genetica questa della manutenzione dei libri, un fattore ereditario. Nel mondo esistono due categorie di persone: i manutentori ordinati di libri e i manutentori disordinati di libri. Io rientro nella seconda categoria, e dunque non ho scelta, è destino, sarò sempre una lettrice disordinata e i miei libri saranno sempre spiegazzati e unti… I manutentori disordinati di libri, per quanto ci si impegnino, non hanno alcuna speranza contro la minaccia delle pieghe, delle copertine lise e degli angoli sbeccati. Io quando esco di casa ripongo il mio amato libro in una bustina, possibilmente un po’ rigida, delicatamente con cura e attenzione. La bustina viene lentamente deposta nella mia borsa, penne e matite vengono accuratamente estratte dall’interno del libro. Ognuna di questa precauzioni è completamente inutile, quando in metro prendo il mio libro, sarà già un po’ ingiallito, appallottolato, sgualcito. Gli angoli saranno ormai diventati palline di mollica di carta, la copertina già tutta rigata, tra una pagina e l’altra ci saranno già briciole e granelli di sabbia. Poi per quanto mi sforzi di non creare la pieghetta sul dorso, eccola lì, ancor prima di arrivare a pagina tre, quella crepetta fine ma decisa, che corre lungo tutto la lisca verticale del mio libro-pesce.
I manutentori ordinati di libri non conoscono di questi drammi: i loro libri sono impeccabili, lisci, gli angoli appuntiti, le pagine stirate, la carta bianca. In poche occasioni ho potuto vedere dei veli di scotch a ricoprire puntine di angoli che minacciavano di scomporsi. Il loro scotch è sottile, trasparente, perfettamente disteso sulla parte infetta. Nemmeno si vede. Dà quel tocco di importanza, di cura in più. Quando provo io a mettere lo scotch sugli angoli, dopo poco diventa giallo, si stacca, fa le bolle. I manutentori ordinati di libri, quando comprano i libri di seconda mano, anche quelli sono perfetti e apparentemente inusati. Le pagine ingiallite, in mano loro, assumono un aspetto solenne, antico, rispettabile. I miei libri di seconda mano mi sono sempre arrivati già sull’orlo dello sgretolamento.
Nella scala da uno a dieci dei manutentori disordinati di libri io penso di essere un sette abbondante, l’impronta genetica materna deve aver giocato un ruolo molto forte, (mia mamma deve essere un dieci, e lì ha giocato molto l’impronta paterna: mio nonno sottolineava i libri con la penna rossa e quella blu facendo delle ondine sotto ogni parola). Mia sorella deve aver preso di più da mio padre allora, perché lei, per quanto legga e sottolinei e si scarrozzi due figli in giro per la città con i libri appresso, non li riduce mai in poltiglia come faccio io. Quando vivevamo insieme non me li faceva leggere i suoi libri, a volte avevamo copie separate dello stesso libro, la mia e la sua.
Di manutentori ordinati, credo di avere conosciuto dei nove, nove e mezzo. Loro quando mettono il libro nella borsa, non hanno nemmeno bisogno della bustina protettiva, i loro libri si auto proteggono, il gene della manutenzione ordinata li custodisce.

 

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5 thoughts on “Come tratti i tuoi libri?

  1. Ha ragione la mamma (la mamma ha sempre ragione): i libri vanno usati. Poi non tutti li usano nello stesso modo.

    Vedo che hai dedicato un bel po’ di tempo a questa riflessione, un anno e mezzo fa, e dunque sarai sicuramente una manutentrice valorosa di libri.

    Io vorrei solo che i libri che si stampano in Italia fossero degli oggetti di miglior fattura e non parlo dello stile degli scrittori: parlo di miglior colla, migliori cuciture o brossure, migliori costole. Un Garzanti “Grandi Libri” si squaderna subito; molti Einaudi non si aprono quasi. Invece guarda qualunque Penguin, per dire, o in francia i Flammarion: maneggevolissimi e non si distruggono nemmeno a dargli fuoco.

    Ma tanto c’è il libro elettronico nel nostro futuro. Boh

  2. Ciao uomo del futuro,
    ho sviluppato un’altra riflessione nel frattempo: che ci sta nella tua libreria, tutti i libri che hai letto e che vorresti leggere, ma che forse non riuscirai mai a leggere, sei un compratore compulsivo, oltre che un lettore compulsivo? Hai una libreria enorme e fornitissima e così quando hai voglia di leggere qualcosa vai nel tuo studio e semplicemente scegli?
    Io non riesco a comprare un libro se non sono sicura che potrò leggerlo a breve. Compro leggo e ripongo, nella mia quindi piccola bibliotechina personale. Se prendo un libro e poi non lo leggo poi mi viene l’ansia…Non ce l’ho ancora questa cosa dell’acquisto sfrenato.
    Forse sono taccagna..
    Puoi rispondere tra un paio d’anni, io sono sempre qua col libro e la bustina in mano.

  3. No, nella mia libreria non ci sono tutti i libri che ho letto e del resto ce ne sono molti che non ho letto ancora ma spero di leggere. Non sono più un compratore compulsivo, non ne ho più l’avidità, non ne ho più l’egoismo, in definitiva non ho più i soldi… e ci sono sempre i problemi di spazio, ma il fatto è che, come te, anch’io ho imparato a valutare il libro per quello che mi rimane di esso al di là del suo possesso. Uso molto le biblioteche, per esempio, anche se certo mi piace avere i libri. Ma mi rendo conto benissimo che la vita e breve e tanti libri il cui possesso mi sembra irrinunciabile in realtà non li aprirò mai più.

    Chi ha un problema di acquisizione compulsiva e bulimica è il tuo amico 403; ma lui, del resto, ha una casa immensa.

  4. Io prendo spesso in biblioteca, ma poi mi spiace non averli a casa, specialmente se mi sono piaciuti tanto, Allora poi me li compro, ma non è il libro da cui ho letto, che avrei voluto sottolineare. Non è lo stesso.
    Anche la mia amica F. è una compratrice compulsiva di libri, benché squattrinata. Non ne può fare a meno. Una volta non aveva i soldi per pagare l’affitto e poi ha speso 150 euro alla feltrinelli:-)
    Io la adoro la mia amica.

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