Laboriosa e instancabile come una formichina indaffarata, Peena mi ha affittato una stanza per sei mesi. Nessuna delle due sapeva che questo trasferimento preso per necessità da parte mia e per spirito di accoglienza e di curiosità da parte sua ci avrebbe catapultato in un tête-à-tête senza esclusione di colpi, nel bene e nel male, che si è protratto fino al definitivo cedimento delle parti e conseguente mio allontanamento (senza spargimento di sangue, per fortuna). Per me Apina si era ormai trasformata in una cara vecchia zietta, con le mie psicomanie di affezionarmi alle persone più improbabili della terra. Cara vecchia zia quindi la amavo, e poi invece la odiavo perché la mattina entrava in camera mia e mi rifaceva il letto, da capo, perché secondo lei io non lo facevo bene.
Quarant'anni prima, Peena era una giovane sposa con due figli piccoli quando il marito morì dopo una lunga sofferta malattia. Prima di morire, il marito chiese al figlio più grande di promettergli che non avrebbe fatto risposare la madre. Mai più.
Lei non si risposò, il figlio per fortuna sì, ma non si staccò mai dall’amore intollerante verso una madre da proteggere e non si liberò mai da una promessa fatta ad un padre su letto di morte e di cui ancora la voce risuona per i corridoi della casa. Lei sarebbe stata solo sua, loro, dei due fratelli.
Ora, a settantatrè anni, i rimpianti risalgono come amare erbe non digerite. Per non pensarci affitta una stanza che è un mausoleo di una vita sacrificata: foto di quarant’anni fa, quadretti della prima comunione di figli ormai grandi, lettini e copertine di fanciulli, e una nebbia densa di passato con la quale ho dovuto convivere in quei mesi. La notte, mentre dormiva – non credo la mattina si ricordasse di nulla, non sempre in ogni caso – la sentivo imprecare contro il vicino che faceva partire la lavatrice alle undici di sera: chiamo i carabinieri, chiamo l’amministratore, ti faccio arrestare, brutto diavolo. La mattina tornava dolce e fresca come una rosa, di corsa al mercato e poi a comprare le verdure fresche per quei pranzetti che rimpolpavano i miei pasti strampalati.

 

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