Blankets

Ieri era il treno, la neve, il tempo che si dipanava vagone dopo vagone, città dopo città, la nostalgia che si allungava come il fumo della locomotiva che mi trasportava lontano. Anche se in realtà era solo un intercity, ma così buia la notte fuori dal finestrino, benchè fossero solo le sei del pomeriggio, così bianca la neve, nel nero buio della sera, così vuoto il paesaggio come i pensieri miei, che forse era quello l’intercity del tempo, che invece di infilarsi nello spazio vuoto della pianura padana, si infilava silenzioso nello spazio vuoto del tempo, riportandomi indifferente indietro nella mia infanzia, o trascinandomi avanti, nel mio futuro, dove i miei nipotini del resto mi stavano aspettando, impazienti, per ricevere i regali dell’epifania. E in effetti di questo si trattava. Ma il mio stato di salute febbricitante e la parodica angoscia di chi sempre parte hanno dato a questo viaggio pomerdiano carattere onirico e fantasioso, cosicchè stamattina mi sveglio e non so bene dove mi trovo. E nel sogno e nel sonno di questo viaggio bianco e buio e nella culla calda e soporifera del mio scompartimento affollato del vagone 6 ho letto questo libro che si chiama Blankets di Craig Thompson.
A me già il titolo piaceva perchè blankets sono i ricordi di questo giovane autore, i ricordi che lo avvolgono come coperte protettive e calde. Blankets. Le coperte di lana, il plaid scozzese in cui ti avvolgi tutto quando leggi il tuo libro sul divano, tisana bollente appoggiata per terra sotto di te, in attesa che si freddi un po’. Ecco questa coperta calda e confortante è la tua storia, il tuo passato, le tue ferite rimarginate che ti hanno portato dove sei ora. E questo romanzo a fumetti racconta le coperte dell’autore, che qui sono il rapporto con il fratello, le difficoltà con il padre, e soprattutto il primo amore, il primo amore totalizzante e assoluto, l’amore dei diciotto anni, (anche se per alcuni arriva a trenta), l’amore dei “Non ci lasceremo mai” e dei “Fuggi via con me, il mondo non capisce”. E pur essendo un argomento alla moccia, un tema fritto e rifritto – il rischio di banalità è tanto – io non l’ho trovato banale. Uno dei motivi per cui non l’ho trovato banale è che la storia d’amore e il rapporto con la famiglia si mescolano anche alla crescita personale dell’autore e soprattutto al suo rapporto con la fede e il cristianesimo di cui la sua infanzia era imbevuta. Cosicchè il testo si arricchisce di riferimenti all’antico e al nuovo testamento, spunti e riflessioni di un giovane alla ricerca di un suo punto di vista, fatto suo tramite l’esperienza e non perchè affibbiato dal senso comune del paese in cui vive e dalla famiglia che gliel’ha trasmesso. Thompson si distacca progressivamente dalla fede trasmessagli dai suoi genitori ma lo fa con delicatezza e amore per il suo passato, senza disprezzare il peso della tradizione che la sua famiglia ha fatto piombare sulle sue spalle.
A me piace questo modo delicato e rispettoso seppur dissenziente e critico nei confronti della religione, forse perchè mi appartiene di più, che di natura non sono una radicale ma cerco sempre l’incontro possibile tra gli opposti. Ecco allora questo distacco senza disprezzo senza condanne senza risentimenti amari e bestemmiati, ecco io mi ci sento più vicina. Perchè se, anche malgrado te stesso, la religione è il tessuto che ti ha cresciuto per vent’anni della tua vita, non puoi semplicemnte rinnegarlo e far finta che non sia mai esistito, come fanno in tanti. Mi spiace, è parte di te e tornerà sempre, malgrado te, appunto. Tornerà nelle tue parole, tornerà nella natura stessa del tuo pensiero e delle tue emozioni. Allora devi imparare a conviverci, criticamente e consapevolmente, ma ci devi convivere, perchè sei tu, perchè tu sei anche, anche, così.
Io vorrei che il mio passato fatto di lettura della bibbia e di preghiere e di messa e di tutto ciò che mi ha cresciuto e formato e che non posso buttare via perchè è il mio passato la mia infanzia i miei ricordi, io vorrei fossero le mie coperte, quelle che mi avvolgono la sera in divano mentre leggo il mio libro, quelle che ripongo nel cassetto, dolcemente, quando viene caldo, quando l’inverno è passato.
Blankets.
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